Con le restrizioni alla circolazione sempre più severe nelle nostre città, la tentazione di salvare la vecchia auto dalla rottamazione trasformandola in elettrica è fortissima. Dopotutto, il retrofit promette proprio questo: sostituire il vecchio motore termico con una batteria per continuare a circolare liberamente. Ma al di là della filosofia green e dell’idea di dare una seconda vita alla propria auto, l’investimento per la conversione è davvero conveniente? Scopriamolo insieme.

Quanto costa davvero la conversione?

Negli ultimi anni sono stati fatti diversi passi avanti in ottica di retrofit: avevamo già parlato di un prototipo di trasformazione ibrida/a doppia alimentazione specifica per i motori diesel (l’articolo è consultabile qui) ma oggi vogliamo concentrarci sulla possibilità di trasformare un’auto a benzina o diesel in un mezzo a zero emissioni a batteria. Non si tratta di un’operazione economica, e i costi variano notevolmente in base alle dimensioni del veicolo e all’autonomia che si desidera ottenere.

Per un’utilitaria di piccole dimensioni (come una Fiat 500, una Panda o una Twingo) con un kit base che garantisce circa 80–100 km di autonomia, la spesa media parte da circa 6.000 € e può raggiungere i 10.000 €. Se si passa ad auto di medie dimensioni o vetture d’epoca è facile arrivare a 12.000 € o superare i 20.000 € per avere almeno 150–200 km di percorrenza. Esistono incentivi statali dedicati al retrofit, che possono coprire fino al 60% della spesa con un tetto massimo di 3.500 €, ma vanno sempre verificati in base alla disponibilità dei fondi.

La normativa italiana

Dal punto di vista normativo, la situazione in Italia si è semplificata rispetto al passato grazie al cosiddetto Decreto Retrofit (D.M. 219/2015) grazie al quale non occorre più affrontare un complicato e costoso collaudo presso la Motorizzazione Civile.

Il processo si basa sull’uso di kit di riqualificazione pre-omologati dal produttore. L’intervento deve essere eseguito da un’officina accreditata, che al termine dei lavori rilascia un certificato di corretto montaggio necessario per richiedere l’aggiornamento della Carta di Circolazione per riclassificare ufficialmente il veicolo come “elettrico”. Un dettaglio fondamentale da tenere a mente è che la conversione è irreversibile: il vecchio motore a combustione e il serbatoio vengono permanentemente cancellati dal libretto.

Il verdetto finale: quando conviene (e quando no)

Se l’obiettivo è risparmiare rinnovando un’utilitaria di 15 anni fa da usare tutti i giorni, il retrofit non è la scelta più conveniente. Investire 10.000 € su un mezzo datato ha poco senso quando il mercato dell’usato offre già auto elettriche native con autonomie, prestazioni e dotazioni di sicurezza nettamente superiori.

La conversione diventa invece una scelta intelligente e vincente in due casi specifici:

  1. Auto d’epoca: permette agli appassionati di continuare a guidare icone del passato anche nei centri storici soggetti a limitazioni severe.
  2. Veicoli commerciali da città: furgoni per le consegne con la carrozzeria ancora perfetta che altrimenti dovrebbero uscire di scena a causa dei blocchi diesel.
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