Uno dei principali ostacoli alla diffusione della mobilità ciclabile nelle città è la paura del furto o del danneggiamento del proprio mezzo. Per superare questa criticità e incentivare l’uso delle due ruote per il tragitto casa-lavoro o nel tempo libero, nelle grandi città si stanno diffondendo sempre più le cosiddette bikebox: l’evoluzione della classica rastrelliera, che offre una soluzione sicura, integrata con i trasporti pubblici.
Cos’è una Bikebox e come funziona?
Una bikebox è uno spazio chiuso ad accesso riservato, progettato per custodire biciclette tradizionali ed e-bike al riparo da agenti atmosferici e malintenzionati la cui apertura e chiusura sono completamente digitalizzate, per consentirne un uso più ampio. All’interno possono ospitare uno o più mezzi (fino a decine di bici se a più livelli) e possono prevedere prese di ricarica per e-bike, illuminazione LED e videosorveglianza, nei modelli più avanzati.
La diffusione in Italia
In diverse città italiane – da Milano a Roma, passando per Trento, Bologna e la provincia di Bolzano – le amministrazioni locali e le aziende di trasporto pubblico stanno installando reti capillari di bikebox, prestando attenzione alla prossimità dei principali snodi di trasporto pubblico, così da incentivare una mobilità mista che escluda però l’auto privata, fonte di traffico e inquinamento.
La formula di utilizzo varia a seconda del comune: sono previste infatti tariffe per la sosta occasionale, ideali per chi deve lasciare la bici per poche ore per appuntamenti o commissioni o abbonamenti per i pendolari che utilizzano la bici ogni giorno.
Per trasformarsi in città green investire nelle infrastrutture di sosta sicura è fondamentale quanto realizzare nuove piste ciclabili. Le bikebox sono una delle soluzioni che possono aiutare a trasformare la bicicletta da semplice mezzo di svago a vera alternativa all’automobile per la mobilità urbana di tutti i giorni.
