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Ambiente

Hyundai e We Drive Solar insieme per la ricarica bidirezionale a Utrecht

Nella città olandese di Utrecht c’è il primo quartiere al mondo che sta sperimentando lo sviluppo della ricarica bidirezionale su larga scala.

Si tratta di un progetto reso possibile grazie alla collaborazione tra Hyundai e We Drive Solar. La prima ha inizialmente messo a disposizione 25 Ioniq 5 (dotate di tecnologia Vehicle-to-Grid, V2G), che entro la fine dell’anno arriveranno ad essere 150; la seconda permette un servizio di car sharing con queste vetture.  

Un quartiere modello della mobilità sostenibile

Il nuovo quartiere protagonista di questa unicità si chiama Cartesius Districht. L’obiettivo è renderlo un vero e proprio esempio per la mobilità sostenibile a tutto tondo, attraverso piste ciclabili, percorsi pedonali e app per fruire di mezzi alternativi all’auto. 

A tutto ciò, si aggiungono le Ionique 5 di Hyundai, che non sono solo elettriche, ma possono anche fornire energia alla rete. Diventano molto utili nei momenti in cui ci sono picchi di consumo, fornendo elettricità anche a case e edifici. 

I vantaggi del progetto

Queste auto, che si ricaricano dal 10 all’80% in soli 18 minuti, portano con sé una lunga serie di vantaggi: sono una riserva di energia rinnovabile, consentono di guidare a zero emissioni e riducono il traffico veicolare sulle strade, offrendo un servizio di mobilità condivisa.

“La tecnologia di Ioniq 5 e il V2G – spiega Michael Cole, il presidente e amministratore delegato di Hyundai Motor Europe- non solo offre una soluzione alternativa per i clienti che desiderano allontanarsi dai motori a combustione, ma aiuta anche ad aumentare la fattibilità della generazione di energia rinnovabile all’interno della rete”. “Insieme a Hyundai – aggiunge il direttore di We Drive Solar, Robin Berg – faremo di Utrecht la prima città e regione al mondo con un ecosistema energetico bidirezionale”.

Parliamo di un progetto ad ampio raggio, che intreccia sostenibilità, salute pubblica, innovazione e mobilità sostenibile.

La grande attenzione di Hyundai all’ambiente

L’attenzione all’ambiente non finisce qui: Hyundai, infatti, pone un sguardo particolare anche al riciclo. 

Un esempio riguarda la collaborazione con Healthy Seas, il cui partner fondatore è Aquafil, che rigenera le parti in nylon delle reti da pesca recuperate, trasformandole nel filato Econyl: una materia prima che è stata utilizzata anche per realizzare i tappetini della Ioniq 5.

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Ambiente

Gli pneumatici delle auto elettriche inquinano?

“Anche le auto elettriche inquinano”: lo dicono spesso i detrattori dei veicoli green, ma è anche uno dei dubbi che attanaglia gli scettici. Se è fuori dubbio che i mezzi elettrici inquinino notevolmente meno di quelli tradizionali, è altrettanto certo che ci siano alcuni elementi che inquinano comunque. 

Tra questi, c’è l’emissione derivante dall’usura degli pneumatici che provoca l’emissione nell’atmosfera di microplastiche e, tra l’altro, sembra sia maggiore proprio con le auto elettriche. Ma c’è una buona notizia: proprio questo problema potrebbe avere presto una soluzione, sulla quale sta lavorando la startup inglese “The Tyre Collective”. Vediamo insieme come. 

Lo studio

Per inquadrare il fenomeno partiamo da uno studio. Secondo l’International Journal of Environmental Research and Public Health, in Europa vengono immesse nell’atmosfera ogni anno ben 500 mila tonnellate di particolato di pneumatici.

Il problema, quindi, non solo esiste ma è anche particolarmente rilevante. Il peso maggiore delle auto elettriche e la più rapida accelerazione causano un’usura più rapida delle gomme rispetto alle auto endotermiche. Si può comprendere ancora meglio quanto sia importante trovare al più presto una soluzione.

L’idea innovativa

“The Tyre Collective”, come riporta Bloomberg, ha ideato un dispositivo che raccoglie le polveri degli pneumatici che si creano con l’attrito sull’asfalto. Il dispositivo installato dietro le ruote e alimentato dall’alternatore dell’automobile ha permesso di assorbire ben il 60% delle polveri. Per questo motivo The Tyre Collective è stata tra le quattro vincitrici dei premi Terra Carta Design Lab, assegnati per le invenzioni originali contro i cambiamenti climatici.

Quando sarà lanciata sul mercato?

Al momento siamo ancora agli albori del progetto. Il dispositivo è ancora un prototipo e nei primi test su strada ha raccolta circa un quinto delle emissioni, ma vi è un ampio margine di miglioramento. 

Bisogna attendere il 2024 quando l’azienda vorrebbe lanciare il suo originale dispositivo sul mercato. L’idea iniziale è di installarlo sul retro di grandi flotte e mezzi per le consegne, per poi proporlo per tutte le tipologie di auto elettriche. 

Insomma, un piccolo grande passo che potrebbe avvicinare alcuni scettici al mondo delle auto green e, magari, far cambiare idea anche a qualche detrattore.

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Ambiente

Riscaldamento globale e crisi energetica: l’esempio delle città car-free

Da una parte c’è la siccità, che ha colpito pesantemente quest’estate, dall’altra c’è la crisi energetica, che sta già facendo sentire i suoi effetti e ci darà del filo da torcere nei mesi più freddi. Due problemi diversi, sicuramente non facili da risolvere, per i quali servono molteplici risposte; ce n’è una, che in qualche modo incrocia le due problematiche e prova a tracciare una delle vie corrette. Si tratta della mobilità sostenibile, che deve anche essere supportata da un mix di infrastrutture efficienti, innovazione, sensibilizzazione e smart cities.

Alcuni esempi virtuosi

Da questo punto di vista, ci sono alcuni esempi virtuosi che si possono seguire, i quali hanno già iniziato a tracciare la strada. 

Solo per citarne due: Stoccolma e San Francisco. La prima ha un sistema di trasporti pubblici efficiente, green e integrato. Punta a diventare “car-free” entro il 2040, con la bicicletta considerata a tutti gli effetti un mezzo di trasporto. La seconda vuole raggiungere le zero emissioni entro il 2050, grazie alla creazione di corridoi sicuri e protetti per bici e pedoni, al passaggio all’elettrico al 100% e ai veicoli a guida autonoma.

L’importanza di una strategia globale

È necessario che sempre più città decidano di intraprendere questa strada, anche perché il tema non è per niente da sottovalutare:  auto, treni, autobus, navi, aerei, alimentati con combustibili fossili sono responsabili di un quarto delle emissioni di gas a effetto serra dell’Unione europea. 

Non può essere sufficiente neanche la sola buona volontà dei cittadini, perché serve un sistema infrastrutturale che supporti tutto ciò e, da questo punto di vista, è indispensabile che le nostre città diventino intelligenti (smart cities).

È necessaria una strategia globale che chiami all’appello non solo i decisori politici, ma anche soggetti privati disposti a investire e supportare il passaggio verso città, infrastrutture e mezzi sostenibili.

Il post lockdown e la sostenibilità

Vi ricordate il lockdown del 2020 e il primo periodo nel quale potevamo iniziare ad uscire? Quanti di voi non vedevano l’ora di fare un giro in bicicletta all’aria aperta, al posto di chiudersi all’interno di un’automobile? Provate a ritornare con la mente a quel periodo, in cui il traffico veicolare era minore e la voglia di muoversi in maniera sostenibile era diventata, per molti, una priorità. Forse comprenderete che vivere in città più green non solo è più bello, ma è anche possibile.

Potremmo trarre insegnamento da questi periodi bui che abbiamo passato e che, con la crisi energetica, stiamo continuando a vivere. Non possiamo ignorare il fatto che il riscaldamento globale sia un problema sempre più visibile e che necessita di risposte immediate, anche dal punto di vista della mobilità urbana.  

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Ambiente

Pneumatici sostenibili? Dieci bottiglie di plastica per una gomma

“Sì, ma anche gli pneumatici inquinano”. Ecco un’altra argomentazione degli scettici delle auto elettriche, utilizzata per contestare il loro essere green. Un’argomentazione a cui, di per sé, non si potrebbe controbattere, perché è vera. Ma se, invece, esistessero anche degli pneumatici sostenibili? Allora le cose cambierebbero. È proprio quello di cui vi stiamo per parlare, perché c’è chi ha pensato di utilizzare le bottiglie di plastica per produrre pneumatici. Vediamo insieme come.

Alcuni dati

Per inquadrare meglio il fenomeno, partiamo dai dati. Una ricerca di Emissions Analytics dice che l’inquinamento da usura degli pneumatici può essere ben mille volte peggiore delle emissioni di scarico. Un problema serio, quindi, che lo diventa ancora di più se si aggiunge il fatto che, in generale, sono pochi quelli che vengono riparati o riutilizzati rispetto a quelli che diventano rifiuti.

Il progetto di Continental

Quindi, cosa fare? C’è chi ha pensato a soluzioni creative, che potrebbero risolvere due problemi in un colpo solo: quello dello smaltimento delle bottiglie di plastica e dell’elevato inquinamento degli pneumatici, appunto.

Il protagonista di uno di questi innovativi progetti è il Gruppo Continental, che risulta essere la prima azienda che produce pneumatici ricavati da bottiglie di plastica Pet riciclate. Con numeri che hanno dell’incredibile: per una gomma si utilizzano, infatti, 10 bottiglie di plastica, 40 per un set completo per automobili.

Nello specifico, viene utilizzato il filato di poliestere, ottenuto proprio dalle vecchie bottiglie di plastica con un’innovativa procedura tecnologica, creando poi la struttura portante dello pneumatico.

Il progetto di Michelin

La strada è stata intrapresa e, quando viene tracciata, diventa anche più facile da percorrere da altri: è il caso di Michelin, solo per fare un esempio, la quale ha fatto sapere che nel 2024 lancerà nuovi pneumatici realizzati a partire dai vasetti di yogurt riciclati. L’equazione? 1 pneumatico = 143 vasetti di yogurt + 12.5 bottiglie pet.

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