Secondo una recente indagine di JD Power, l’88% dei proprietari di auto elettriche afferma di ricaricarle a casa “spesso” o “sempre”. Una percentuale importante che dentro di sé racchiude moltissimi automobilisti, i quali, probabilmente, si chiedono anche quale sia il modo migliore per rifornire la propria auto con un impianto domestico.

Così, proprio per fare un po’ di chiarezza, abbiamo pensato di stilare una sorta di vademecum per provare a rispondere alle domande che si pone chi vuole ricaricare a casa la propria auto green.

Alcuni consigli

1. Innanzitutto, non è obbligatorio per legge dotarsi di una wallbox (o colonnina) ma si può utilizzare anche la normale presa di corrente, anche se la colonnina è consigliabile perché consente di rifornirsi in maniera più intelligente e sicura; in alcuni casi, inoltre, grazie alla tecnologia la carica si può gestire a distanza, scegliendo gli orari in cui l’energia costa meno.

2. Per chi ha la possibilità di ricaricare allacciandosi al proprio impianto principale non è necessario installare un secondo contatore, mentre le cose cambiano se si abita in un condominio; in questo caso si può ricaricare nel proprio garage senza alcuna delibera condominiale, ma bisogna disporre di un secondo contatore (generalmente è una seconda utenza, con tariffe più care).

3. È consigliato aumentare la potenza massima erogata dal proprio contatore, passando dai 3 ai 6 kW. I costi per questo tipo di intervento si aggirano attorno ai 200-300 euro e variano in base al fornitore di energia.

4. Prima di acquistare la wallbox (che, per praticità, consigliamo di comprare presso il fornitore d’energia o il venditore della vettura) verificare a quale potenza può essere ricaricata la vostra auto.

I costi

Ma quanto costa ricaricare a casa? Dipende dalla capacità della batteria: generalmente i costi si aggirano intorno ai 20-22 centesimi per kWh e con 1 kWh si percorre da un minimo di 4 km fino a 7-8 km. Per fare qualche esempio: la Smart EQ ha una batteria da 18 kWh e il rifornimento, quindi, costa meno di 4 euro. Mentre la Tesla Model S ha una batteria da 100 kWh: in questo caso, la spesa per la ricarica supera i 20 euro.

I tempi

Il consiglio è di non fare scendere l’auto sotto il 20% di carica: partendo da questa percentuale, quindi, e volendo arrivare all’80% della carica, se la vostra auto ha una batteria da 40 kWh, con un impianto da 6 kW ci vorranno circa 4 ore.

Lo sconto

L’acquisto di una wallbox dà diritto a uno sconto fiscale del 50% sul costo dell’intervento, recuperabile in 10 anni in dichiarazione dei redditi: sono esclusi, però, gli impianti di ricarica domestica più comuni da 3 kW e quindi se si ha un impianto da 3 kW per accedere all’incentivo bisognerebbe chiedere al fornitore l’aumento della potenza contrattuale fino a 7 kW.

In genere, non servono autorizzazioni particolari per installarli, anche se alcuni Comuni interpretano la norma in modo restrittivo e richiedono la Scia (segnalazione certificata di inizio attività): quindi è meglio informarsi prima, magari chiedendo a un tecnico qualificato.

Ricaricare da casa conviene?

La risposta è affermativa perché è vero che richiede più tempo rispetto a quella pubblica (più utile per chi è in viaggio e deve ricaricare in fretta), ma costa meno della metà delle colonnine super veloci, garantisce maggiore autonomia e fa durare le batterie più a lungo.

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