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Attualità

Un simbolo di ripartenza: torna la Milano Monza Motor Show

Si stanno scaldando i motori per la Milano Monza Motor Show (Mimo) 2021. Finalmente, dopo un anno fatto di rinvii e cancellazioni a causa della pandemia, quest’anno ha confermato le sue date e si svolgerà dal 10 al 13 giugno, con un occhio di riguardo anche per la mobilità green.

4 giorni in sicurezza tra le strade di Milano

L’evento, in collaborazione con le città di Milano e Monza, Regione Lombardia e il supporto di ACI, è stato organizzato per garantire la massima sicurezza al pubblico e agli addetti ai lavori che parteciperanno in presenza, ma ci sarà anche la possibilità di assistere in streaming.

Dopo tanti mesi d’attesa, quindi, gli appassionati potranno godersi questi quattro giorni di manifestazione per le strade del centro di Milano; saranno esposte auto elettriche, ibride, citycar, suv, i prototipi dei carrozzieri e le regine del motorsport di oltre 50 case automobilistiche e motociclistiche; la passeggiata, di quasi 3 chilometri, si snoderà da corso Vittorio Emanuele a piazza Duomo, attraversando via Dante, via dei Mercanti, piazza Cordusio e piazza Castello Sforzesco.

Uno spazio anche per la mobilità sostenibile

Grande attenzione, inoltre, sarà riservata proprio al mondo della mobilità sostenibile, con un focus dedicato alle auto elettriche in piazza Castello, dove saranno organizzati approfondimenti sulla mobilità green e l’esposizione di vetture elettriche e ibride, oltre ai test drive per i visitatori (con la possibilità di prenotarli anche durante la manifestazione oppure richiedere una prova nella propria città).

La manifestazione dinamica all’autodromo di Monza

Se quindi a Milano sarà protagonista la manifestazione statica, all’autodromo di Monza, invece, si darà spazio a quella dinamica. Venerdì 11 giugno, infatti, si terrà la Journalist Parade, sfilata dei giornalisti che passerà per il centro di Monza arrivando sul circuito dell’Autodromo. Mentre sabato e domenica si terranno le sfilate e le attività in pista di collezionisti e club.

L’importanza del web

Non solo: all’esperienza in presenza si affiancherà quella a distanza, con il sito internet che sarà un vero e proprio valore aggiunto della manifestazione, per dare la possibilità a più persone possibili di partecipare, anche virtualmente.

Un evento che si candida a simbolo di ripartenza e speranza. “Mimo 2021 – sottolinea Andrea Levy, presidente Mimo – sarà una grande occasione per tutto il sistema automotive. C’è una grande voglia di ripartire e noi vogliamo essere il contenitore in cui farlo, garantendo allo stesso tempo la massima sicurezza”.

Per maggiori informazioni: www.milanomonza.com

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Attualità

Battery swap: di cosa si tratta e quanto è diffuso nel mondo?

Battery Swap

Il battery swap sulla carta sembrerebbe semplice; vuol dire sostituire la batteria elettrica in pochi minuti quando si scarica, al posto di perdere tempo per ricaricarla; ma poi tutto diventa più complesso nel momento in cui bisogna metterlo in pratica.

Allora, questo sistema ha un futuro? Le opinioni sono discordanti, ma quel che è certo è che fino ad ora non è ancora decollato in Europa e negli Stati Uniti, mentre sta riscontrando decisamente più successo in Cina.

Le difficoltà in Occidente

Per comprendere le difficoltà che ha l’Occidente in merito alla diffusione dello “scambio batteria” (battery swap), basta far riferimento a Tesla, la casa automobilistica di Elon Musk che, quando si parla di innovazione e sperimentazione, è sempre sulla cresta dell’onda. Nel 2015 ha inaugurato il primo supercharger per sostituire le batterie, ma poco dopo ha dovuto dichiarare esplicitamente l’insuccesso di questa tecnologia per lo scarso interesse dei clienti.

Mentre in Italia, tra le aziende che si sono messe in gioco c’è la Picchio Spa, la quale ha pensato ad un sistema di battery swap collegato al car sharing, che permette di cambiare la batteria in due minuti, ma ha dovuto fare i conti con gli elevati costi di realizzazione.

Il successo in Oriente

Passando all’Oriente, invece, in Cina sta andando decisamente meglio. Solo per fare un esempio, la casa automobilistica Nio nel 2018 era già arrivata a installare ben 750 stazioni nel Paese e, proprio recentemente, è stata inaugurata la prima stazione 2.0 che permette di effettuare fino a 312 cambi di accumulatori al giorno, impiegando meno di 5 minuti per ogni sostituzione. 

Quali sono i problemi?

Ma perché queste differenze? Le motivazioni sono molteplici. In primo luogo, i costi per queste infrastrutture sono più elevati rispetto alle classiche colonnine, così come servono importanti investimenti e in Cina lo Stato contribuisce con sussidi; inoltre, sempre in Cina è più facilmente attuabile uno standard comune per la realizzazione delle batterie in modo che siano compatibili per vari marchi, visto che il governo può condizionare notevolmente l’industria, mentre in Occidente è molto difficile imporlo alle aziende.

Un sistema adatto alle microcar

Per questo, in molti pensano che convenga di più rendere le batterie più performanti e la ricarica alle colonnine più efficiente e veloce, mentre il battery swap potrebbe essere sfruttato più facilmente, ad esempio, per le microcar; queste auto, infatti, vengono utilizzate prevalentemente per i servizi di sharing in città e lo “scambio batteria” permetterebbe di aumentare il numero di corse, rendendo il servizio più conveniente.

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Attualità

Reefilla, la start up italiana che sperimenta la ricarica delle auto elettriche a domicilio

Quella che stiamo per raccontarvi è la storia di tre giovani ingegneri intraprendenti che, con coraggio, hanno deciso di lasciare il posto fisso in Fca per mettersi in gioco e tentare di percorrere una strada innovativa.

Una strada che ha tutti i presupposti per diventare rivoluzionaria perché non solo risolverebbe il problema delle (ancora) poche colonnine di ricarica presenti nelle nostre città, ma potrebbe rappresentare anche la soluzione per sconfiggere la famigerata “ansia dell’autonomia chilometrica”, che colpisce molti automobilisti preoccupati di non trovare colonnine di ricarica nel loro viaggio.

La start up Reefilla

La start up che si pone l’obiettivo di risolvere questi problemi si chiama Reefilla ed è stata fondata proprio dai tre giovani ingegneri protagonisti di questa storia: Marco Bevilacqua (33 anni) Pietro Balda (31) e Gabriele Bergoglio (32).

“Se non siete voi ad andare a ricaricare l’auto sarà la ricarica stessa a venire da voi”. Si potrebbe coniare questo nuovo slogan per riassumere il concetto che sta alla base della loro idea perché è proprio quello che è venuto in mente ai tre amici accorgendosi che le auto elettriche si stanno diffondendo sempre di più, ma le colonnine fanno fatica a tenere il passo.

I dati

Una realtà confermata anche dai dati; come riporta una proiezione elaborata da European Automobile Manufacturers’ Association (Acea), infatti, entro il 2030 saranno necessari almeno 7 milioni di punti di ricarica, al posto dei 3,9 milioni ipotizzati dalla Commissione Europea.

Il progetto

Ecco che allora, proprio per riempire questo vuoto, i tre giovani ingegneri nell’aprile 2021 hanno fondato Reefilla, per offrire un servizio di “ricarica a domicilio” portando l’energia al vostro veicolo in qualsiasi posto siate. Nello specifico, questo sistema funzionerà con una piattaforma cloud ed un’app: l’automobilista riceverà un avviso quando l’autonomia scenderà sotto il 20% e potrà richiedere la ricarica a domicilio. A questo punto, i tecnici lo raggiungeranno a bordo di furgoni elettrici sui quali ci sarà un accumulatore montato su un carrello che, con una ricarica Fast Charge fino a 26kW, ricaricherà l’auto in meno di 30 minuti, garantendo un’autonomia di 120 km. Tra l’altro, si tratta di un’operazione che potrà essere svolta anche in modalità contactless, senza la presenza dell’automobilista.

Per ora, il servizio è in fase di sperimentazione: il primo test con 50 veicoli è già stato effettuato a Torino e ce ne sarà un altro a Milano. Non resta che attendere l’entrata sul mercato, probabilmente già nella seconda metà di quest’anno.

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Attualità

Il viaggio sostenibile di Omar Di Felice: 4000 km in bicicletta

Alla scoperta del mondo artico per raccontare i cambiamenti climatici.

“Lo spostamento in bicicletta oltre ad essere più sostenibile verso l’ambiente, lo è verso noi stessi: ci dà la possibilità di viaggiare ed osservare il mondo alla giusta velocità. È il mezzo che ho scelto per esprimere chi sono”. Così l’ultracyclist romano Omar Di Felice descrive il mezzo sostenibile che sta utilizzando per affrontare l’Arctic World Tour, il giro del mondo artico di ben 4000 km che fa parte del progetto “Bike to 1.5°C“.

Un viaggio che Omar (atleta, autore di libri in cui racconta le sue esperienze e collaboratore con aziende per la realizzazione dei suoi progetti) ha deciso di intraprendere in solitaria, partendo i primi di febbraio dalla penisola della Kamčatka (in Russia). Noi siamo riusciti a contattarlo pochi giorni fa, quando stava per iniziare l’ultima parte, quella che lo porterà ad attraversare il continente americano dalle regioni dello Yukon (Canada) fino alla linea del circolo polare in Alaska (Stati Uniti).

Mi spieghi il tuo viaggio e il progetto di cui fa parte?

Sto attraversando una serie di Paesi che confinano o che sono nella zona artica: Russia Kamčatka, Lapponia e, poi, dall’estremità settentrionale della Russia alla Norvegia, isole Svalbard, Groenlandia, Islanda, fino a Canada e Alaska.

Qual è la motivazione che ti ha spinto a partire?

Che tipo di bicicletta stai utilizzando?

Due tipologie che alterno, facendomele spedire nei vari luoghi: in Kamčatka e Lapponia una bici da gravel con borse da bikepacking, mentre per Isole Svalbard, Groenlandia e Islanda una fat bike perché mi trovo in zone remote con molti centimetri di neve: ho collegato anche una slitta per portare il necessario.

Qual è stata la tua preparazione?

Fino ad ora, quali sono stati gli aspetti positivi del viaggio? E le difficoltà?

L’aspetto positivo è che perseguo un sogno nel modo che reputo più giusto per me: in sella ad una bicicletta. Mentre la cosa più difficile è la gestione del freddo: per pedalare a -30 -40 gradi serve tanto studio, esperienza e concentrazione perché il rischio di congelamento è alto e il minimo errore lo paghi.

Durante il percorso, ti sei confrontato anche con esperti e scienziati per discutere di clima, energia e sostenibilità. Cosa è emerso?

Quanto è importante utilizzare mezzi sostenibili anche nella vita di tutti i giorni?

Nelle nostre vite quotidiane abbiamo la responsabilità e il dovere morale di comportarci in maniera più sostenibile affinché non si giunga ad un punto di irreversibilità, verso cui purtroppo stiamo andando a gran velocità.

Che messaggio vuoi lanciare ai cittadini?

Collegamenti:

LinkedIn, con Marirosa Iannelli per Italian Climate Network

Lonely Planet Italia

Sistema di tracciamento, realizzato da ENDU

Garmin Connect

Komoot 

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