Da una parte sono state importanti le manifestazioni dei giovani del movimento Fridays For Future che hanno dato una spinta decisiva con azioni di sensibilizzazione nei confronti della cittadinanza rendendo centrale mediaticamente il problema della crisi climatica, dall’altra anche la pandemia sta accelerando questa transizione.

Ecco che allora, negli ultimi anni, la “mobilità sostenibile” è sulla bocca di tutti e proprio per questo diventa importante cogliere la palla al balzo perché la strada intrapresa è quella giusta, ma la destinazione è ancora lontana. Una strada che finalmente ha imboccato anche il nostro Paese; ma a che punto siamo? Qui trovate una panoramica che tratteggia lo stato dell’arte della mobilità sostenibile in Italia: nello specifico, il focus è sulla mobilità elettrica pubblica.

I trasporti pubblici

Sicuramente un’accelerazione la darà il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) che mette in campo risorse considerevoli anche per la mobilità green; per esempio, Il Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile Enrico Giovannini ha firmato i decreti attuativi che stanziano 600 milioni di euro per l’acquisto di autobus alimentati a metano, idrogeno o elettrici per il trasporto pubblico extraurbano e suburbano e 500 milioni per i treni elettrici o a idrogeno da destinare ai servizi ferroviari regionali.

In totale, tra il 2021 e il 2026, saranno stanziati 62 miliardi di euro, il 76% dei quali in progetti per lotta alla crisi climatica e il 56% per il Sud. E avrà un ruolo di primo piano Ferrovie dello Stato, visto che circa 28 miliardi serviranno per le infrastrutture ferroviarie legate sia a settori tradizionali sia alla mobilità sostenibile (24,77 miliardi del Pnrr e 3,2 miliardi del fondo complementare).

Oltre agli investimenti del Pnrr, ci sono altri importanti progetti, come i sei treni ad idrogeno in locazione a Trenord che nel 2023 saranno operativi in Val Camonica.

La mobilità condivisa

Passando alla mobilità condivisa, è sufficiente leggere il recente rapporto nazionale sulla sharing mobility per accorgersi dei passi avanti. Solo per citarne alcuni: 158 servizi di sharing attivi in 49 città (il triplo del 2015) e circa 15 milioni di Italiani che possono utilizzare almeno un servizio in sharing con quasi 90.000 veicoli in condivisione. Una diffusione che, però, deve ancora svilupparsi nel sud Italia, nel 50% dei capoluoghi e nelle città medio-piccole (vedi: https://guidasostenibile.it/la-situazione-della-sharing-mobility-in-italia/ ).

Le infrastrutture di ricarica

E le infrastrutture di ricarica? Secondo l’ultima rilevazione dell’associazione Motus-E, a fine settembre risultavano installati 24.794 punti di ricarica in 12.623 stazioni (o colonnine) e 10.019 location accessibili al pubblico, delle quali l’80% collocato su suolo pubblico e il 20% su suolo privato ad uso pubblico. In confronto alla rilevazione del settembre 2019 si è registrato un aumento del +133% e una crescita media annua del +53%.

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