“Il mio consiglio è di prendere un po’ più di coscienza di quello che si fa e del proprio posto nel mondo perché spesso l’essere umano tende a vedersi sopra gli altri esseri viventi, senza rispettarli. Bisogna prendere più coscienza di sé stessi, dei propri desideri e delle proprie passioni, in modo da capire cosa ci piace fare e come questo influenza ciò che ci sta attorno. Il rispetto di tutti gli esseri viventi e della natura è fondamentale”. Tommaso Colleoni ha 24 anni, abita a Calusco d’Adda (provincia di Bergamo), è laureando all’Accademia di Brera e nel suo tempo libero realizza opere d’arte con materiale di recupero ed elementi della natura.

Noi lo abbiamo intervistato per comprendere di più su questa sua passione.

1. Ci può raccontare quale è stato il suo percorso di studi?

Sin a bambino ho sempre amato disegnare e fare lavori manuali, poi ho abbandonato questa passione in adolescenza e ho frequentato il Liceo scientifico Lussana di Bergamo: ho scelto l’indirizzo di scienze applicate perché sono sempre stato affascinato dalle scienze, in particolare biologia e chimica.

Dopo essermi diplomato, però, ho capito che non era la mia strada, ho fatto la leva civica e il servizio civile per un anno ed ho conosciuto la mia ex ragazza che ora è una cara amica: lei aveva frequentato il Liceo artistico Manzù di Bergamo e ha riacceso in me la scintilla dell’arte. Così mi sono iscritto all’Accademia di Brera e ora sono prossimo alla Laurea.

2. In contemporanea ha iniziato ad occuparsi di arte a tutto tondo realizzando opere, integrando questa passione con le competenze acquisite al Liceo. Come è nata l’idea di utilizzare materiale di recupero?

In realtà la parte scientifica è sempre stata una costante in me, ma l’ho tradotta in maniera meno rigida e dogmatica.

L’utilizzo dei materiali di recupero nasce da un bisogno personale perché ho sempre amato smontare apparecchi rotti e tenere le parti che ritenevo più interessanti; quindi, tutti i familiari sanno che quando si rompe qualcosa passa prima dalle mie mani e poi finisce in discarica.

3. Quali oggetti utilizza per le sue opere?

Elettrodomestici rotti, strumenti meccanici, ombrelli: li smonto e generalmente utilizzo parti meccaniche, come molle o ingranaggi particolari. Poi raccolgo anche elementi naturali, come tronchi, rami, ossa, piume: li ripulisco e li integro nel mio lavoro.

4. Ci può fare qualche esempio di sue opere?

Recentemente mi è stata commissionata la “Madonna del Soccorso”: per la base ho utilizzato una lucida pavimenti, per il corpo un tronco trovato al mare in Liguria e ho attaccato con cera d’api e colla animale ossa e altri pezzi di legno per costruire la figura. L’ultima scultura, invece, è una fata che ho assemblato con una serie di legnetti trovati al mare e per le ali ho utilizzato l’osso dei calamari che ho mangiato a Natale.

5. Quanto è importante per lei il rispetto della natura?

Per me il legame con la natura è di fondamentale importanza: abito vicino ai campi e ad un bosco e sono sempre stato abituato a giocare lì, sin da bambino. Io sento un legame molto forte con tutte le forme di vita, anche le più piccole che qualcuno giudica insignificanti o ripugnanti come gli insetti che a me affascinano perché osservandoli da vicino si capisce quanto non siamo tanto diversi: molti animali hanno comportamenti simili ai nostri.

6. Quanto conta utilizzare materiale di recupero?

L’obiettivo utopico sarebbe quello di avere impatto zero sul Pianeta che è difficilissimo, però, se prima acquistavo molte più cose via web, adesso cerco di ridurre al minimo gli acquisti non necessari e se posso cavarmela con quello che trovo in giro preferisco perché alla fine si tratta di utilizzare quello che già c’è e questo mi aiuta anche creativamente.

7. Quale messaggio vuole lanciare?

Non dobbiamo considerarci superiori, ma è importante rispettare tutti gli esseri viventi e la natura in generale. Inoltre, credo che dovremmo iniziare a considerare di più l’azione decompositrice perché permette di chiudere un cerchio dando nuova vita. Insomma, anche se sembra ripugnante non bisogna giudicare un libro dalla copertina ed è un concetto applicabile alla vita di tutti i giorni.

Tommaso Colleoni esporrà le sue opere d’arte dal 2 al 9 febbraio al Castello Colleoni di Solza (Bg).

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