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Ambiente

Telepass riduce l’inquinamento sulle autostrade

3.350 tonnellate nel 2019 e 2.880 tonnellate nel 2020: sono i dati di Co2 risparmiata nel tratto Brescia-Padova dell’autostradale A4, grazie all’utilizzo delle barriere telepass che evitano le lunghe e stressanti code di automobili ai caselli per il pagamento del pedaggio, snellendo il traffico e, di conseguenza, riducendo anche l’inquinamento. Insomma, osservando i numeri, non ci sono dubbi: il telepass può contribuire alla riduzione dell’inquinamento sulle autostrade sia dal punto di vista ambientale che acustico. Risparmi significativi per gli utenti anche in termini economici. 

Per comprendere ancora meglio la rilevanza del fenomeno: è come se si risparmiassero più di 35.000 viaggi in auto da Roma a Milano, ossia circa un milione e mezzo di litri di benzina.

Lo studio

Questi dati emergono da uno studio dell’Università Ca’ Foscari, commissionato da Telepass e A4 holding. Ha quantificato empiricamente il risparmio di emissioni inquinanti con l’utilizzo del Telepass e lo ha fatto in un tratto autostradale che risulta essere tra i più trafficati d’Italia e d’Europa. 146 km, con una media di 95 mila veicoli giornalieri e circa 50 milioni di veicoli transitati ogni anno prima del covid.

Uno studio che non ha misurato solo il risparmio di Co2, ma anche degli altri inquinanti dell’aria. Mettendo a fuoco ancora più nitidamente i benefici che l’utilizzo della tecnologia telepass apporta all’ambiente, e rendendo anche il viaggio migliore agli automobilisti.

L’iniziativa di Telepass in Sicilia

Sempre Telepass, in Sicilia, ha messo in campo un’iniziativa con un occhio di riguardo nei confronti del portafoglio degli utenti. Fino al prossimo 30 giugno è stata attivata l’esenzione del canone di abbonamento dedicata ai clienti “Telepass Ricaricabile” e ai nuovi clienti Telepass, che non abbiano un contratto attivo da almeno 6 mesi. Un progetto in collaborazione con Autostrade Siciliane, la quale gestisce i tratti Messina-Catania-Siracusa, Messina-Palermo e Siracusa-Gela.

L’esenzione ha una validità di nove mesi, a partire dal primo giorno di sottoscrizione del contratto “Telepass Family”. In questo periodo l’utente pagherà solo la tariffa del tratto autostradale percorso, senza l’aggiunta dei costi fissi dell’abbonamento*. Avrà inoltre, a disposizione anche altri servizi (ad esempio, l’assistenza stradale gratuita per sei mesi). 

L’obiettivo – si legge sul sito di Autostrade Siciliane – è quello di migliorare la scorrevolezza del traffico e contribuire concretamente ad una mobilità sicura e sostenibile”. 

*Potete trovare ulteriori informazioni a questo link.  

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Ambiente

Gli pneumatici delle auto elettriche inquinano?

“Anche le auto elettriche inquinano”: lo dicono spesso i detrattori dei veicoli green, ma è anche uno dei dubbi che attanaglia gli scettici. Se è fuori dubbio che i mezzi elettrici inquinino notevolmente meno di quelli tradizionali, è altrettanto certo che ci siano alcuni elementi che inquinano comunque. 

Tra questi, c’è l’emissione derivante dall’usura degli pneumatici che provoca l’emissione nell’atmosfera di microplastiche e, tra l’altro, sembra sia maggiore proprio con le auto elettriche. Ma c’è una buona notizia: proprio questo problema potrebbe avere presto una soluzione, sulla quale sta lavorando la startup inglese “The Tyre Collective”. Vediamo insieme come. 

Lo studio

Per inquadrare il fenomeno partiamo da uno studio. Secondo l’International Journal of Environmental Research and Public Health, in Europa vengono immesse nell’atmosfera ogni anno ben 500 mila tonnellate di particolato di pneumatici.

Il problema, quindi, non solo esiste ma è anche particolarmente rilevante. Il peso maggiore delle auto elettriche e la più rapida accelerazione causano un’usura più rapida delle gomme rispetto alle auto endotermiche. Si può comprendere ancora meglio quanto sia importante trovare al più presto una soluzione.

L’idea innovativa

“The Tyre Collective”, come riporta Bloomberg, ha ideato un dispositivo che raccoglie le polveri degli pneumatici che si creano con l’attrito sull’asfalto. Il dispositivo installato dietro le ruote e alimentato dall’alternatore dell’automobile ha permesso di assorbire ben il 60% delle polveri. Per questo motivo The Tyre Collective è stata tra le quattro vincitrici dei premi Terra Carta Design Lab, assegnati per le invenzioni originali contro i cambiamenti climatici.

Quando sarà lanciata sul mercato?

Al momento siamo ancora agli albori del progetto. Il dispositivo è ancora un prototipo e nei primi test su strada ha raccolta circa un quinto delle emissioni, ma vi è un ampio margine di miglioramento. 

Bisogna attendere il 2024 quando l’azienda vorrebbe lanciare il suo originale dispositivo sul mercato. L’idea iniziale è di installarlo sul retro di grandi flotte e mezzi per le consegne, per poi proporlo per tutte le tipologie di auto elettriche. 

Insomma, un piccolo grande passo che potrebbe avvicinare alcuni scettici al mondo delle auto green e, magari, far cambiare idea anche a qualche detrattore.

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Ambiente

Riscaldamento globale e crisi energetica: l’esempio delle città car-free

Da una parte c’è la siccità, che ha colpito pesantemente quest’estate, dall’altra c’è la crisi energetica, che sta già facendo sentire i suoi effetti e ci darà del filo da torcere nei mesi più freddi. Due problemi diversi, sicuramente non facili da risolvere, per i quali servono molteplici risposte; ce n’è una, che in qualche modo incrocia le due problematiche e prova a tracciare una delle vie corrette. Si tratta della mobilità sostenibile, che deve anche essere supportata da un mix di infrastrutture efficienti, innovazione, sensibilizzazione e smart cities.

Alcuni esempi virtuosi

Da questo punto di vista, ci sono alcuni esempi virtuosi che si possono seguire, i quali hanno già iniziato a tracciare la strada. 

Solo per citarne due: Stoccolma e San Francisco. La prima ha un sistema di trasporti pubblici efficiente, green e integrato. Punta a diventare “car-free” entro il 2040, con la bicicletta considerata a tutti gli effetti un mezzo di trasporto. La seconda vuole raggiungere le zero emissioni entro il 2050, grazie alla creazione di corridoi sicuri e protetti per bici e pedoni, al passaggio all’elettrico al 100% e ai veicoli a guida autonoma.

L’importanza di una strategia globale

È necessario che sempre più città decidano di intraprendere questa strada, anche perché il tema non è per niente da sottovalutare:  auto, treni, autobus, navi, aerei, alimentati con combustibili fossili sono responsabili di un quarto delle emissioni di gas a effetto serra dell’Unione europea. 

Non può essere sufficiente neanche la sola buona volontà dei cittadini, perché serve un sistema infrastrutturale che supporti tutto ciò e, da questo punto di vista, è indispensabile che le nostre città diventino intelligenti (smart cities).

È necessaria una strategia globale che chiami all’appello non solo i decisori politici, ma anche soggetti privati disposti a investire e supportare il passaggio verso città, infrastrutture e mezzi sostenibili.

Il post lockdown e la sostenibilità

Vi ricordate il lockdown del 2020 e il primo periodo nel quale potevamo iniziare ad uscire? Quanti di voi non vedevano l’ora di fare un giro in bicicletta all’aria aperta, al posto di chiudersi all’interno di un’automobile? Provate a ritornare con la mente a quel periodo, in cui il traffico veicolare era minore e la voglia di muoversi in maniera sostenibile era diventata, per molti, una priorità. Forse comprenderete che vivere in città più green non solo è più bello, ma è anche possibile.

Potremmo trarre insegnamento da questi periodi bui che abbiamo passato e che, con la crisi energetica, stiamo continuando a vivere. Non possiamo ignorare il fatto che il riscaldamento globale sia un problema sempre più visibile e che necessita di risposte immediate, anche dal punto di vista della mobilità urbana.  

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Ambiente

Pneumatici sostenibili? Dieci bottiglie di plastica per una gomma

“Sì, ma anche gli pneumatici inquinano”. Ecco un’altra argomentazione degli scettici delle auto elettriche, utilizzata per contestare il loro essere green. Un’argomentazione a cui, di per sé, non si potrebbe controbattere, perché è vera. Ma se, invece, esistessero anche degli pneumatici sostenibili? Allora le cose cambierebbero. È proprio quello di cui vi stiamo per parlare, perché c’è chi ha pensato di utilizzare le bottiglie di plastica per produrre pneumatici. Vediamo insieme come.

Alcuni dati

Per inquadrare meglio il fenomeno, partiamo dai dati. Una ricerca di Emissions Analytics dice che l’inquinamento da usura degli pneumatici può essere ben mille volte peggiore delle emissioni di scarico. Un problema serio, quindi, che lo diventa ancora di più se si aggiunge il fatto che, in generale, sono pochi quelli che vengono riparati o riutilizzati rispetto a quelli che diventano rifiuti.

Il progetto di Continental

Quindi, cosa fare? C’è chi ha pensato a soluzioni creative, che potrebbero risolvere due problemi in un colpo solo: quello dello smaltimento delle bottiglie di plastica e dell’elevato inquinamento degli pneumatici, appunto.

Il protagonista di uno di questi innovativi progetti è il Gruppo Continental, che risulta essere la prima azienda che produce pneumatici ricavati da bottiglie di plastica Pet riciclate. Con numeri che hanno dell’incredibile: per una gomma si utilizzano, infatti, 10 bottiglie di plastica, 40 per un set completo per automobili.

Nello specifico, viene utilizzato il filato di poliestere, ottenuto proprio dalle vecchie bottiglie di plastica con un’innovativa procedura tecnologica, creando poi la struttura portante dello pneumatico.

Il progetto di Michelin

La strada è stata intrapresa e, quando viene tracciata, diventa anche più facile da percorrere da altri: è il caso di Michelin, solo per fare un esempio, la quale ha fatto sapere che nel 2024 lancerà nuovi pneumatici realizzati a partire dai vasetti di yogurt riciclati. L’equazione? 1 pneumatico = 143 vasetti di yogurt + 12.5 bottiglie pet.

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