Sensibilizzare alle buone pratiche di sostenibilità è un percorso importante, ma anche difficile. Proprio per questo diventa un’esigenza l’educazione, meglio ancora se partendo dai più piccoli che, apprendendo come rispettare l’ambiente in tenera età, potranno abituarsi molto più facilmente ad uno stile di vita green. Da questo punto di vista diventa essenziale la scuola come luogo centrale di educazione per bambini e ragazzi. E lo diventa ancora più ai tempi del coronavirus, soprattutto in vista di questo inedito inizio delle lezioni in presenza, programmato per il 14 settembre.

Il progetto Green School

Tra gli esempi virtuosi, c’è il progetto Green School che trae spunto da un’idea di Agenda 21 Laghi e CAST ONG ONLUS, con il supporto dell’Università dell’Insubria, estesa poi a livello provinciale con il supporto della Provincia di Varese per diventare in seguito una rete lombarda per lo sviluppo sostenibile (con un partenariato di 22 ONG, associazioni, enti del terzo settore ed enti locali con capofila ASPEM – Associazione Solidarietà Paesi Emergenti di Cantù e il contributo dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo). Nello specifico, si tratta di un progetto per diffondere la conoscenza delle tematiche ambientali e promuovere buone pratiche nelle scuole.

Il pilastri del progetto e l’importanza della mobilità sostenibile

I pilastri portanti sono sei: risparmio energetico, riduzione e corretta gestione dei rifiuti, riduzione degli sprechi alimentari, risparmio di acqua, ambiente e biodiversità, mobilità sostenibile. Quest’ultimo punto risulta essenziale, specialmente ai tempi del coronavirus che potrebbe comportare un uso sempre più massiccio dei mezzi privati, in particolare le automobili: molti infatti tenderanno ad evitare i mezzi pubblici a causa della paura del contagio.

Ma le alternative ci sono. Tra gli obiettivi delle Green School, infatti, c’è proprio la riduzione del traffico veicolare dovuto alla mobilità casa-scuola, favorendo la mobilità ciclabile e pedonale. Un percorso che si basa anche sul coinvolgimento attivo di attori esterni alla scuola (ad esempio, genitori e amministrazioni comunali) per modificare le abitudini di spostamento e trasporto.

Le buone pratiche del progetto

Concretamente, nelle linee guida vengono anche segnalate alcune buone pratiche che incentivano la mobilità sostenibile: tra gli esempi, ci sono il piedibus e il bicibus, servizi di trasporto casa-scuola a piedi o in bici dei bambini accompagnati da due o più adulti. Soluzioni che potrebbero anche risultare efficaci per decongestionare il trasporto pubblico. Sempre nelle linee guida viene anche messo in evidenza uno studio del professor Niels Egelund dell’Università di Aarhus, il quale (insieme ad altri ricercatori) ha sottoposto un questionario a quasi 20.000 studenti tra i 5 e i 19 anni: chi si reca a scuola in autonomia, a piedi o in bici, ha ottenuto un punteggio più alto, mostrando maggiore capacità di apprendimento e concentrazione.

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