Realizzare abiti con gli scarti alimentari? Ora è possibile e sono sempre di più le aziende che hanno deciso di buttarsi a capofitto in questo settore della moda sostenibile. Una sperimentazione che sta iniziando a prendere piede anche nel nostro Paese, con molti esempi virtuosi.

Volete scoprirne di più? Allora, continuate a leggere il nostro articolo.

Quanto inquina il settore?

Dare nuova vita agli scarti alimentari è sicuramente positivo perché permette di evitare inutili sprechi e ridurre l’inquinamento di un settore, quello della moda, che sarebbe responsabile di “oltre il 90% delle emissioni complessive di Co2 del settore”, come riportato da quifinanza.it

Alcuni esempi in Italia

Ma quali sono i prodotti che vengono già utilizzare per realizzare questi particolari tessuti? Gli esempi sono molti anche in Italia: per esempio, con gli scarti degli agrumi di Sicilia viene prodotta una fibra tessile artificiale di origine naturale (la prima al mondo!) chiamata Tencel dell’azienda di Catania “Orange Fiber.” 

Poi c’è anche un’azienda bergamasca, “Carvico”, che utilizza gli scarti del mais per realizzare un particolare tessuto green per l’abbigliamento sportivo e fashion, composto al 70% da mais proveniente da coltivazioni che non sono destinate al consumo alimentare umano, il quale si chiama Vita Life.

C’è persino un’azienda toscana (Montelupo Fiorentino), la “Grado Zero”, che ha prodotto un tessuto ricavato dai funghi, alternativo alla pelle, denominato Muskin.

Ma in realtà le imprese che hanno deciso di investire in questo particolare settore, dando libero sfogo all’ingegno e alla fantasia per il bene dell’ambiente, sono molte e noi abbiamo deciso di riportarvi solo qualche esempio per rendere l’idea.

L’innovativo progetto di un Liceo

Ci sono anche progetti sperimentali avviati dagli studenti, come quello di un Liceo di Torino, il “Valsalice”, che ha deciso di trovare il modo di dare nuova vita agli scarti alimentari delle mense per realizzare fibre tessili: questi studenti, in collaborazione con l’azienda “Bef Biosystems”, hanno davvero affinato il loro ingegno creando un allevamento intensivo nella scuola della cosiddetta mosca soldato per poi sfruttare una sua caratteristica particolare, quella di riuscire a bio convertire gli scarti alimentari in proteine, con le quali si riesce poi a realizzare tessuti, ma anche ad utilizzarle per produrre i mangimi.

Non si butta via niente, insomma, in modo da evitare il più possibile gli sprechi e tutelare l’ambiente, investendo sempre più in una moda che possa diventare davvero sostenibile, attivando appieno l’economia circolare.

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