Il distanziamento sociale, la sostenibilità ambientale e la necessità di avere infrastrutture pubbliche e private efficienti ed in grado di rispondere alle esigenze di chi si sposta quotidianamente per lavoro. Questi sono tre dei temi più caldi che la convivenza con il Covid – 19 ha messo in luce durante questi mesi di lockdown.

L’esempio arriva dall’America

Una rivoluzione del modo in cui pensiamo il nostro vivere la città che sembra partire da oltreoceano. A Chicago in particolare è stata approvata un’ordinanza secondo la quale i nuovi edifici residenziali con più di cinque appartamenti e quelli commerciali con più di 30 posti auto dovranno destinare almeno il 20% degli stalli alle colonnine di ricarica.

Le città dunque si preparano e il coronavirus, che metterà a dura prova i sistemi pubblici di trasporto, non potrà che spingere l’elettrificazione, il cui mercato è già in fase di crescita da circa un decennio a questa parte.

In Italia la sfida sarà gestire gli spazi

In Italia tuttavia, con 40 milioni di automobili e la frequente mancanza di un garage privato, non tutti dispongono di spazio a sufficienza per una torretta di ricarica esclusiva e per questo nel Bel paese la collocazione geografica delle postazioni di ricarica sarà uno dei temi fondanti per l’elettrificazione delle nostre strade.

Ad attuare questo processo penserà il gruppo Volkswagen, che si occuperà dell’installazione sulle autostrade italiane di 20 nuove stazioni ad alta potenza entro l’anno, con l’obiettivo di arrivare a 60. La scorsa estate in Italia c’erano 7mila stazioni di ricarica e il target per il 2030 è di arrivare a 45mila. Secondo le stime della casa tedesca, nel prossimo futuro il 70% di tutte le operazioni di ricarica si svolgeranno a casa o al lavoro. È proprio in questi due contesti che l’elettrico deve seguire i cittadini che cercano nuovi modi per muoversi, certo, ma anche modi meno impattanti di possedere, condividere o noleggiare una macchina.

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