“Vogliamo spronare le donne ad essere coraggiose, avventurose e buttarsi nelle cose: noi lo facciamo con la bicicletta, ma vale un po’ per tutto nella vita”. È il messaggio che Silvia Gottardi, fondatrice insieme a Linda Ronzoni di “Cicliste Per Caso”, lancia alle donne.

Noi siamo riusciti a contattarla per sapere di più sul loro progetto, a pochi giorni dalla Giornata Internazionale delle donne. Per saperne di più, non vi resta che leggere la nostra intervista!

1. ​Come è nata l’idea di dare il via al vostro progetto “Cicliste Per Caso”?

È nato nel 2015 dopo un nostro viaggio in bici in Patagonia: avevamo poca esperienza e ci è venuta l’idea di percorrere la Carretera Austral a dicembre.

Visto che Linda scrive e io faccio fotografie, ci è venuta l’idea di aprire questo blog e il nome ci sembrava il più appropriato dopo questo primo viaggio senza alcuna nozione di ciclo meccanica e con pochissima esperienza.

2. Ci spiegate il valore che ha la bicicletta per l’emancipazione femminile e quanto è importante per voi diffondere questa idea?

Dopo quel primo viaggio ci siamo innamorati del cicloturismo, un modo di viaggiare lento che permette di entrare in contatto con te stesso e con la natura. Così abbiamo iniziato a fare una serie di viaggi e abbiamo subito “incontrato” Alfonsina Strada: quest’anno è il centenario del suo giro d’Italia che nel 1924 ha percorso come prima e unica donna con gli uomini ed è diventata una pioniera della parità di genere.

Noi sin da subito abbiamo visto che eravamo seguite sui social e quindi abbiamo pensato che potesse essere un buon mezzo per veicolare tematiche che ci stanno a cuore, come women empowerment e parità di genere, perché la bicicletta è un mezzo che ha fatto tanto per l’emancipazione femminile. *

3. Da quando raccontate i vostri viaggi e la bellezza del cicloturismo siete state contattate da molte donne che hanno riscoperto la bicicletta?

Per noi è molto importante veicolare i concetti dell’emancipazione femminile, oltre che promuovere il cicloturismo e la bicicletta. Siamo cresciuti con l’idea che il viaggio e l’esplorazione siano maschili, preclusi alle donne. Noi con i nostri viaggi vogliamo far vedere che le donne devono essere coraggiose e lanciarsi in avventure.

Sui social ci seguono sia uomini che donne, ma siamo contente perché vediamo che ai nostri eventi molte donne dicono che si avvicinano al cicloturismo perché hanno preso spunto da noi.

4. Avete fatto molti viaggi. Quale sarà il prossimo?

Il grande viaggio di quest’anno l’abbiamo chiamato “Gender Equality Ride”: quest’estate pedaleremo per circa 2 mila km dall’Italia fino a Oslo, in Norvegia, e durante il percorso visiteremo musei che fanno parte dell’associazione internazionale “Women Museum”. L’idea è di capire come cambiano le cose in termine di ‘gender gap’ (divario di genere) nei vari Paesi europei.

5. Ci raccontate alcuni dei vostri progetti paralleli ai vostri viaggi in bici?

Negli anni ‘Cicliste per Caso” è cresciuto e siamo anche diventate un’associazione sportiva dilettantistica.

Noi con i nostri viaggi vogliamo essere da esempio e anche organizzare sempre più eventi: a settembre ci sarà la quarta edizione della MIA Women Ride, pedalata cicloturistica di 3 giorni (circa 200 km) per sole donne per incentivare la partecipazione femminile e creare una community dove condividere una passione. Ogni anno le iscritte aumentano: nel 2023 eravamo 201 e quest’anno speriamo di essere ancora più numerose.

Poi l’anno scorso abbiamo lanciato il “W! Festival”, che parla di cicloturismo anche dal punto di vista femminile (a giugno la seconda edizione), e la manifestazione “Ride and Pride”, pedalata cittadina durante la Pride Week.

6. Quanto è importante per voi utilizzare la bicicletta anche nella vita quotidiana? Quali sono le difficoltà per farlo in Italia e di cosa c’è bisogno?

Noi usiamo la bicicletta anche in città quotidianamente, a Milano. Non è facile, anche se dopo il covid le cose sono migliorate e sono state realizzate tante nuove piste ciclabili ma ancora molto c’è da fare, se pensiamo ad altre grandi città europee (come Parigi o Valencia). La cosa che più ci spaventa è il dualismo con gli automobilisti, come se non avessimo anche noi l’auto.

È tutto un po’ difficile ma è vero che ci sono tante associazioni e manifestazioni: speriamo che le città diventino sempre più sicure e più pedalabili. 

*A questo link potete trovare alcune delle motivazioni.

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