5.600.000 iscrizioni ai servizi di sharing mobility in Italia con 158 servizi di sharing attivi in 49 città (il triplo del 2015), circa 15 milioni di Italiani che possono utilizzare almeno un servizio di sharing con quasi 90.000 veicoli in condivisione e la micromobilità (monopattini, bici e scooter) che rappresenta ben il 91% dell’offerta.

Basta leggere i dati del Quinto Rapporto Nazionale sulla sharing mobility, presentato lo scorso 23 novembre durante la quinta Conferenza Nazionale sulla Sharing Mobility*, per comprendere quanto si stia diffondendo sempre più capillarmente la mobilità sostenibile nel nostro Paese, anche se i passi da fare sono ancora molti.

Milano è la regina della sharing mobility

Ce lo conferma un altro dato; sono solo quattro le città italiane con la presenza di tutti e quattro i servizi di condivisione (auto, bici, scooter, monopattini): Roma, Torino, Firenze e Milano. Ed è proprio quest’ultima a confermarsi la città “regina” della sharing mobility e della multimodalità, piazzandosi al primo posto in tutti gli indicatori (percorrenze, numero veicoli e numero noleggi), seguita da Roma e Torino.

Il ruolo predominante del monopattino

Il mezzo che, però, fa la parte del leone è il monopattino che è arrivato in Italia alla fine del 2019 e in soli 12 mesi è diventato il servizio più diffuso nel nostro Paese, passando dagli 11 servizi disponibili in sole 3 città nel 2019 ai 64 in 30 città nel 2020, con un numero di monopattini che nel 2020 ha raggiunto i 35.550 (erano 4.650 nel 2019), toccando i 7,4 milioni di noleggi e 14,4 milioni di km percorsi. Una lunga serie di numeri da record, ai quali se ne aggiunge un altro: è anche il servizio più presente al Sud Italia, dove c’è in 6 città con 10 servizi e 4.070 monopattini.

Le dichiarazioni del Ministro Giovannini

“Per rendere più sostenibili le città, i servizi di mobilità condivisa giocano un ruolo cruciale insieme al trasporto pubblico locale”. È quanto ha sottolineato nel suo discorso il Ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili (Mims), Enrico Giovannini, il quale ha anche precisato che “il Mims, attraverso l’Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobility e il progetto ‘Mobility as a Service’, che prevede la selezione di 3 città leader e 7 territori “follower” per sperimentare il nuovo modello di mobilità integrata, avvia una importante e necessaria transizione”.

Le nuove sfide

Tutto positivo, allora? Non proprio perché se è vero che dai numeri traspaiono nitidamente i miglioramenti, è anche vero che si pongono nuove sfide e obiettivi, come la necessità di ampliarne la diffusione perché il 50% dei capoluoghi non ha ancora un servizio di sharing, bisogna poi svilupparla al centro-sud e nelle città medio-piccole e far sì che si possa realizzare anche dove l’imprenditoria privata non riesce a sostenere i bisogni della collettività e fare in modo che questi servizi vengano sostenuti con modelli simili a quelli del trasporto pubblico.

 E basterebbe davvero poco: ad esempio, per diffondere 35.000 bici in condivisione basterebbe aumentare la dotazione di risorse del fondo nazionale per il trasporto pubblico locale dello 0,5% all’anno.

*Organizzata dall’Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobility (nato da un’iniziativa del Ministero della Transizione ecologica, del Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile e della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile), con diversi partner.

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