La crisi dei chip prosegue inesorabile e non sembrano esserci soluzioni all’orizzonte. Dall’industria automobilistica fino a quella delle telecomunicazioni, tutti hanno bisogno dei preziosi chip. Ma l’offerta non riesce a stare al passo: oggi la domanda la supera di almeno il 15%, mai un gap così ampio dall’inizio della crisi.

E il Covid non aiuta. Oltre agli ovvi problemi portati dalla pandemia, la domanda di computer provocata dallo smart working è in salita. E di conseguenza cresce la domanda dei chip. Vediamo come ne è influenzato il mercato automobilistico.

La crisi automobilistica

Come c’era da aspettarsi, la crisi dei chip non risparmia nessuno. Nel 2021 in Europa, rispetto al 2019, c’è stato un crollo del 25,5% nella produzione di automobili. Ma se guardiamo all’intero quadro europeo, la crisi sembra colpire maggiormente la Germania, con una decrescita del 10,1%. Mentre gli altri paesi europei restano a galla, l’Italia si distingue, con una crescita del 5,5% nella produzione di automobili.

In generale inoltre, la produzione di auto elettriche, che richiede più microchip rispetto a un’auto tradizionale, ha sofferto maggiormente della crisi.

Cosa ci riserva il futuro

Alcuni studi affermano che la crisi finirà già quest’anno, altri affermano che si protrarrà fino alla fine del 2024. Su una cosa sono però tutti d’accordo, l’industria dovrà investire circa 3000 miliardi di dollari solo in ricerca e sviluppo per portare l’offerta ad un livello accettabile. E le previsioni si stanno già facendo realtà.

Il maggiore produttore mondiale di chip, la Taiwan Semiconductor, ha annunciato che spenderà 100 miliardi di dollari nei prossimi 3 anni per aumentare la produzione. E le altre compagnie la stanno seguendo a ruota, tra chi promette investimenti maggiori e chi inaugura nuove fabbriche, tutti tremano al cospetto della crisi dei chip.

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