“La mobilità sostenibile è una strada inevitabile. Bisogna investire in modo serio in quella direzione per il beneficio di tutti, per la salute pubblica in prima battuta”.

A parlare è Mario Caironi, 45enne bergamasco (originario di Scanzorosciate) che si è laureato in ingegneria elettronica al Politecnico di Milano e, dopo un dottorato in ingegneria dell’informazione a Milano e un post dottorato di ricerca a Cambridge, dal 2014 ha allestito e dirige il Printed and Molecular Electronics Laboratory dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Milano.

Proprio lui, insieme al suo team (primo autore del lavoro è Ivan Ilic), ha realizzato il primo prototipo al mondo di una batteria ricaricabile commestibile. Noi di Guida Sostenibile siamo riusciti ad intervistarlo per scoprirne di più.

1. Come vi è nata l’idea di creare una batteria commestibile?

L’idea è nata dal fatto che c’è un trend dello sviluppo di dispositivi ingeribili che servono a leggere parametri all’interno del corpo: fino all’altro ieri le uniche tecnologie già sul mercato erano di elettronica standard che viene incapsulata in una pillola rigida, la quale fa sì che l’elettronica al suo interno non entri a contatto col corpo.

La nostra sfida è partita da questa domanda: perché non fare pillole che possano fare operazioni più semplici (al momento non si possono integrare telecamere) però utili, ad esempio leggere alcuni parametri fisici, con un’elettronica nuova che possa essere completamente sicura per l’ingerimento, come il cibo?

Da qui poi c’è stata la necessità di avere i diversi componenti, quindi anche una batteria commestibile che abbiamo realizzato nel 2022 e messo a punto quest’anno.

2. Quali sono gli “ingredienti” che la compongono?

Come anodo c’è la riboflavina (conosciuta comunemente come vitamina B2) che è presente nelle mandorle e come catodo la quercetina contenuta nei capperi, per esempio. Queste molecole sono disperse in elettrodi a base di carbonio attivo, l’elettrolita è a base di acqua e il separatore dei due elettrodi lo abbiamo realizzato con alghe nori, quelle per la preparazione del sushi.

Poi gli elettrodi sono incapsulati in cera d’api e si compongono di materiali a più alta conducibilità che sono fatti con fogli di oro alimentare, quello che si mette sulle torte.

3. Può dirci alcune caratteristiche di questa batteria?

La tensione è di 0.65 V, nella prima versione la carica può durare fino a un’ora e può alimentare un piccolo led a bassa potenza, per esempio.

Ora stiamo lavorando, mantenendo fissi i materiali quindi la chimica della batteria, sull’architettura per mettere nello stesso volume sempre più capacità e sappiamo come aumentarla di dieci volte.

4. Le vostre batterie hanno già elevati livelli di sicurezza?

I materiali che abbiamo utilizzati li ingeriamo già in quantità molto superiori a quelli presenti nella batteria; quindi, a livello di ricerca noi la consideriamo estremamente sicura.

5. Arriveranno sul mercato?

Per quanto riguarda lo sviluppo, noi stiamo mettendo a punto anche dei sistemi della batteria per controllare, ad esempio come viene rilasciato un farmaco e altri aspetti.

È chiaro che per entrare sul mercato passerà diverso tempo perché c’è bisogno dello sviluppo tecnologico e di vari test per la sicurezza. Noi stiamo già lavorando anche in direzione del trasferimento tecnologico: ci sono molte vie per farlo, come creare start up o trasferirle nelle aziende interessate e stiamo ideando ora dei modelli per poter portare i prodotti sul mercato; si parla però di tempi lunghi, almeno 10 anni.

6. Ritiene che si possa percorrere la vostra strada per alimentare le auto elettriche con batterie commestibili, senza uso di materiali tossici?

Le nostre non sono batterie che possono alimentare la Tesla. Ma perché fare una batteria commestibile per un’auto? In realtà, servirebbe una batteria sostenibile, il cui smaltimento ha meno impatto.

Quello che noi vogliamo è mostrare che, anche con materiali di uso comune, è possibile realizzare una batteria vera e propria. Tra i nostri intenti, c’è anche quello di far comprendere che c’è una strada di sostenibilità anche per le batterie delle auto.

7. Si potrà arrivare alla soluzione dello smaltimento batterie e dell’utilizzo di materiali non tossici?

È fuori dal mio ambito ma è una strada forzata e la ricerca mostra che si può andare in questa direzione: ci sono potenzialità per aggredire gli aspetti più impattanti, dopodiché il tema riguarda le tempistiche e il mercato, difficili da prevedere.

8. Quanto è importante investire sulla mobilità sostenibile?

Per me è qualcosa che interessa tutti nella vita quotidiana: soprattutto nei grandi centri metropolitani la mobilità sostenibile è una strada inevitabile, così come rivedere la mobilità in senso lato vuol dire creare un’interconnessione tra diversi tipi di mobilità che abbiano sempre minor impatto.

Bisogna investire in modo serio in quella direzione per il beneficio di tutti, per la salute pubblica in prima battuta.

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