“Cosa lasceremo a chi verrà dopo di noi? È una domanda che dobbiamo porci anche se scomoda e darci da fare, ognuno nel proprio piccolo, a partire da sé stessi, dalla pulizia dei propri pensieri, al rispetto del proprio corpo, alla selezione delle proprie relazioni, alla scelta del proprio stile di vita più consono a sé, al nutrimento della propria anima e mente, all’investimento in un tempo di qualità. L’ambiente credo sia lo specchio di ciò che siamo e viceversa e da qualche parte bisogna iniziare: da sé, dall’ambiente o da entrambi”.

Ilenia Zaccaro, conosciuta sui social come FaroVia, è nata in Germania ma da quando ha sei anni si è trasferita nella bergamasca (a Trescore Balneario) con la famiglia. Ora sta affrontando un viaggio di oltre 3000 chilometri in bicicletta, da Roma al Caucaso Meridionale: è partita lo scorso 17 febbraio.

Noi l’abbiamo contattata per scoprire di più su di lei, il suo pensiero e i suoi viaggi sostenibili!

1. Come e quando ha iniziato a sentire l’esigenza di iniziare a viaggiare in bicicletta?

Nell’estate del 2017 quando sarei dovuta partire per un cammino a piedi con il ragazzo di allora, e invece, il desiderio di fare qualcosa esclusivamente per me mi ha portato a farmi prestare una mountain bike, modello Cube, acquistare la mia prima tenda e fornellino e percorrere il periplo della Sicilia in 11 giorni.

2. Perché ha deciso di utilizzare proprio questo mezzo sostenibile?

Amo i cammini a piedi e i trekking e il mio processo di consapevolezza e libertà è iniziato proprio così, nel 2016 con 40 giorni consecutivi tra il cammino francese e portoghese a piedi. Dall’anno successivo ho iniziato ad alternare esperienze a piedi e in bici.
La bicicletta mi permette di trovare il giusto ritmo durante la giornata sia con me stessa e sia con il contesto che attraverso.

3. Ci può raccontare quali sono i viaggi che ha intrapreso fino ad ora e i Paesi che ha già visitato?

Il viaggio importante che mi ha cambiato profondamente è stata la realizzazione di un sogno nel cassetto che custodivo da oltre 7 anni, attraversare il Sud America dal 1° settembre 2023 a fine gennaio 2024. Lì ho trascorso quasi 5 mesi tra Bolivia, Argentina e Patagonia argentina e Cilena. Da quei 4700 km di bellezza umana e paesaggistica ne è nato un libro che ho autoprodotto “Silenzi e Cuore. In bici tra Bolivia, Argentina e Cile” e si trova su Amazon.
Prima di questo viaggio importante oltre oceano, ho percorso la via della Plata in Spagna da Siviglia a Santiago di Compostela e poi un tratto della Costa della morte.

Altri ciclo-viaggi sono stati da Milano a Barcellona percorrendo la costa, prima ligure e poi francese e buona parte dell’eurovelo 8, dove avevo iniziato a sperimentare l’utilizzo della piattaforma online di Couchsurfing per essere ospitata da alcune persone che ne fanno parte e mettono a disposizione una doccia, un divano per la notte, ma soprattutto la bellezza della condivisione e delle chiacchiere.
Un altro viaggio significativo è stato per me la via Francigena da Milano a Roma in pieno inverno, qui mi sono dovuta mettere alla prova per il freddo, la pioggia e la neve nei pressi del passo della Cisa.
Qualche anno fa ho pedalato sulla ciclovia da Salisburgo in Austria fino a Grado in Friuli-Venezia Giulia, 4 giorni intensi e più vivi che mai.

4. Perché ha deciso di intraprendere questo percorso e cosa le sta insegnando?

Sono in viaggio qui perché non conosco nessuno di questi posti che mi stanno accogliendo in bicicletta e sento la necessità di conoscere con i miei occhi, almeno parzialmente, nuovi posti, culture e persone.
A volte ho come l’impressione che ci sia un’idea comune rispetto alle donne, come se a noi il mondo fosse “proibito” perché è pericoloso e noi siamo associate ad esseri vulnerabili da proteggere e quindi non in grado di fare delle scelte in autonomia, tantomeno di viaggiare in solitaria, oltre all’idea di non riuscire ad affrontare fisicamente degli sforzi fisici perché non si è uomini. Credo invece che ognuno a proprio modo possa fare esperienza di sé nel mondo.

Come in ogni viaggio sto imparando molto, spesso chi meno ha è la persona che sorride generosamente di più in grado di accogliere e dare in modo incondizionato.
Poi, un altro aspetto che mi sta a cuore è la curiosità, mia e degli altri, come forma di attenzione e “amore” verso ciò che ci circonda.

5. Cosa porta con sé nei suoi ciclo viaggi e dove pernotta?

Molto spesso pernotto in tenda oppure ospitata a casa di qualche persona che incontro. Nei miei viaggi che siano a piedi o in bici porto lo stretto necessario: il materiale per dormire, pochi vestiti, kit igiene, kit soccorso, acqua, cibo e fornelletto e pentolino per cucinarmi.

6. In base alla sua esperienza, quali sono i vantaggi di viaggiare in bicicletta?

La bicicletta è un mezzo dinamico, riporta a sentirsi fortemente figlio della “strada o dell’Universo”, espone molto all’esterno nel bene e nel male e insegna a fidarsi del processo del viaggio e della vita perché non si può avere il controllo degli eventi. In tutto questo il viaggio riporta alla profondità di sé e al nocciolo della propria essenza.
La bicicletta mette alla prova, fa soffrire e forse anche proprio per questo fa assaporare ancor di più ogni luogo raggiunto, ogni salita superata, ogni tramonto, il tempo che scorre lentamente, il cibo da gustare seduti su un marciapiede, la vita stessa nelle scomodità di dormire spesso in tenda e in generale con pochi “lussi”.

In sintesi, la bicicletta è uno strumento incredibile di conoscenza personale e del mondo circostante, una rivoluzione gentile nel riprendersi il proprio tempo da dedicarsi per ritrovarsi e diventare più umani e rispettosi di sé, dell’altro e dell’ambiente.

7. Quanto è importante per lei utilizzare mezzi sostenibili anche nella vita di tutti giorni?

Mi dico sempre, se tutto il mondo fosse pedalabile in sicurezza, sarebbe un Sogno!
Abbiamo molto da imparare dai paesi come la Francia, la Norvegia ed altri ancora dove non solo vi sono delle ciclabili messe in sicurezza e ben curate e segnalate, ma è proprio la cultura ad essere matura e preparata a questo. Mi auguro che a piccoli e grandi “pedalate”, anche in Italia potremo migliorare l’approccio all’utilizzo della bicicletta, ancor prima di costruire ciclabili.

8. Quale messaggio vuole lanciare ai lettori sull’importanza di vivere una vita più sostenibile?

L’ambiente in cui abitiamo è importante, così come la salute fisica e mentale di ciascuno di noi ed il tutto è correlato.
Durante ogni viaggio, oltre alla bellezza, noto spesso anche molta non curanza dell’ambiente, come se non fosse di nostro interesse prenderci cura del contesto in cui ci troviamo.  Viaggiare lentamente porta a rispettarsi e rispettare il contesto; ognuno ha bisogno di sentirsi bene oltre che con sé, anche con l’ambiente in cui si vive e che si attraversa.

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