Alla scoperta del mondo artico per raccontare i cambiamenti climatici.

“Lo spostamento in bicicletta oltre ad essere più sostenibile verso l’ambiente, lo è verso noi stessi: ci dà la possibilità di viaggiare ed osservare il mondo alla giusta velocità. È il mezzo che ho scelto per esprimere chi sono”. Così l’ultracyclist romano Omar Di Felice descrive il mezzo sostenibile che sta utilizzando per affrontare l’Arctic World Tour, il giro del mondo artico di ben 4000 km che fa parte del progetto “Bike to 1.5°C“.

Un viaggio che Omar (atleta, autore di libri in cui racconta le sue esperienze e collaboratore con aziende per la realizzazione dei suoi progetti) ha deciso di intraprendere in solitaria, partendo i primi di febbraio dalla penisola della Kamčatka (in Russia). Noi siamo riusciti a contattarlo pochi giorni fa, quando stava per iniziare l’ultima parte, quella che lo porterà ad attraversare il continente americano dalle regioni dello Yukon (Canada) fino alla linea del circolo polare in Alaska (Stati Uniti).

Mi spieghi il tuo viaggio e il progetto di cui fa parte?

Sto attraversando una serie di Paesi che confinano o che sono nella zona artica: Russia Kamčatka, Lapponia e, poi, dall’estremità settentrionale della Russia alla Norvegia, isole Svalbard, Groenlandia, Islanda, fino a Canada e Alaska.

Qual è la motivazione che ti ha spinto a partire?

Che tipo di bicicletta stai utilizzando?

Due tipologie che alterno, facendomele spedire nei vari luoghi: in Kamčatka e Lapponia una bici da gravel con borse da bikepacking, mentre per Isole Svalbard, Groenlandia e Islanda una fat bike perché mi trovo in zone remote con molti centimetri di neve: ho collegato anche una slitta per portare il necessario.

Qual è stata la tua preparazione?

Fino ad ora, quali sono stati gli aspetti positivi del viaggio? E le difficoltà?

L’aspetto positivo è che perseguo un sogno nel modo che reputo più giusto per me: in sella ad una bicicletta. Mentre la cosa più difficile è la gestione del freddo: per pedalare a -30 -40 gradi serve tanto studio, esperienza e concentrazione perché il rischio di congelamento è alto e il minimo errore lo paghi.

Durante il percorso, ti sei confrontato anche con esperti e scienziati per discutere di clima, energia e sostenibilità. Cosa è emerso?

Quanto è importante utilizzare mezzi sostenibili anche nella vita di tutti i giorni?

Nelle nostre vite quotidiane abbiamo la responsabilità e il dovere morale di comportarci in maniera più sostenibile affinché non si giunga ad un punto di irreversibilità, verso cui purtroppo stiamo andando a gran velocità.

Che messaggio vuoi lanciare ai cittadini?

Collegamenti:

LinkedIn, con Marirosa Iannelli per Italian Climate Network

Lonely Planet Italia

Sistema di tracciamento, realizzato da ENDU

Garmin Connect

Komoot 

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