Che fine fanno le batterie quando non sono più utilizzabili per le auto elettriche?“: questa è una delle principali domande che pongono gli scettici, convinti che non sia scalfibile e possa smontare in un solo colpo tutti gli argomenti a favore delle auto elettriche. 

Ma non è così perché, prima ancora di loro, il quesito se lo sono posti esperti del settore, produttori e case automobilistiche che, da anni, stanno lavorando per trovare modi sempre più ecologici per donare una “seconda vita” alle batterie. Pensando anche ad una strada più insidiosa ma comunque tracciata: quella del riciclo delle materie prime.

Standard obbligatori 

Partiamo, però, da un presupposto importante. Secondo una direttiva europea del 2006, i produttori sono responsabili per tutto il ciclo di vita delle batterie e devono seguire standard minimi obbligatori di sostenibilità e sicurezza. Non possono quindi, fregarsene, nemmeno quando le batterie non possono più alimentare le auto elettriche. 

Poi c’è un’altra cosa da sapere: le batterie dopo 8-10 anni di vita mantengono ancora almeno il 75% delle loro capacità. 

La seconda vita per le batterie

Si tratta di una percentuale importante che ha acceso una lampadina nella testa degli esperti: perché non donare loro una seconda vita, ad esempio in grandi sistemi d’accumulo? La strada è percorribile e gli esempi virtuosi non mancano. Solo per citarne uno: all’Amsterdam Arena l’alimentazione è fornita da batterie che per anni hanno alimentato una Nissan Leaf.

Il riciclo delle materie prime

Passando al riciclo delle materie prime, la situazione è più complicata per vari fattori. In primis, le batterie non sono state progettate per essere scomposte ed è quindi difficile smontarle e poi sono anche differenti tra di loro, cosa che rende difficile predisporre standard ufficiali per il riciclo, scoraggiando eventuali investitori.

L’esempio di Volkswagen

Ma è anche vero che le difficoltà devono essere affrontate e, una volta superate, fortificano. E poi c’è sempre qualcuno che, con coraggio, traccia la strada rendendola più percorribile. In questo caso, la protagonista è Volkswagen che lo scorso anno ha inaugurato un impianto pilota a Salzgitter in Germania che ha lo scopo proprio di recuperare le materie prime degli accumulatori. Ne può riciclare 3600 all’anno e punta ad arrivare ad un tasso di riciclo superiore al 90%. 

Le problematiche

Certo, è anche vero che non tutto è rose e fiori: gli esperti, infatti, fanno presente che i costi per il riciclo sono ancora troppo alti, manca uno standard per la produzione delle batterie e servono normative chiare. Tutte problematiche che sta cercando di affrontare l’Unione Europea, ma le norme che si stanno discutendo sono lontane dall’entrata in vigore che avverrebbe non prima del 2026. 

Forse, servirebbe accelerare i tempi, tenendo conto anche del fatto che il mercato delle auto elettriche è sempre più in espansione.

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