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Glossario della mobilità elettrica

Glossario della mobilità elettrica

I veicoli elettrici sono sempre più diffusi e, di conseguenza, ci sono parole che stanno diventando di uso comune. Si tratta di termini che, in molti casi, gli esperti tendono a dare per scontati, ma non è sempre così ed è normale che siano ancora molte le persone che fanno fatica a districarsi tra i nuovi vocaboli: ecco perché abbiamo deciso di stilare un glossario della mobilità elettrica.  

Le unità di misura 

Kilowatt (kW): indica la potenza del motore che, a volte, è espressa in cavalli (CV). 

Kilowattora (kWh): è la capacità della batteria. 

Amper (A): l’unità di misura dell’intensità della corrente elettrica. 

Volt (V): misura la tensione elettrica. 

Le tipologie di veicoli 

Veicoli elettrici (Bev): montano esclusivamente un motore elettrico, alimentato da una batteria ricaricabile. 

Veicoli ibridi plug-in (Phev): hanno un motore termico e uno elettrico che si ricarica con cavo e permette di percorrere circa 50 km con una carica; quando si scarica si può proseguire con quello termico. È possibile anche utilizzarli in modalità ibrida per limitare i consumi. 

Veicoli full hybrid (hev): il motore elettrico ha meno potenza, ha una batteria con capacità minori e permette di percorrere 4-5 km. Lo scopo di aiutare il motore termico quando l’auto richiede più energia, per un risparmio di consumi ed emissioni. 

Veicoli mild hybrid (Mhev): il motore elettrico ha poca potenza con una batteria da 12 a 48 volt ed è solo di supporto a quello termico, contribuendo nell’avvio e nelle ripartenze.  

Le modalità di ricarica* 

Ricarica in corrente alternata (AC) con presa domestica standard: è quella adatta solo per bici e scooter. 

Ricarica lenta in corrente alternata (AC) in ambiente domestico e aziendale: ha un sistema di sicurezza che si chiama Control Box (wallbox) e permette di caricare le auto in ambiente privato con prese fino a 32 A. 

Ricarica veloce (32A, 400V) o lenta (16A 230V) in corrente alternata (AC) in ambiente pubblico: il veicolo si collega alle infrastrutture di ricarica pubbliche (chiamate anche stazioni di ricarica o colonnine) con un cavo specifico. 

Ricarica ultrarapida: è in corrente continua (DC) fino a 200 A, 400 V e consente di ricaricare il mezzo ad una stazione fissa in pochi minuti. 

Ricarica dinamica: permette di ricaricare il veicolo in movimento, grazie a spire metalliche installate sotto l’asfalto che trasmettono l’energia wireless ai veicoli in movimento. 

Qui trovate le tipologie di connettori

Altri vocaboli 

Range anxiety: è l’“ansia dell’autonomia chilometrica”, che colpisce gli automobilisti preoccupati di non trovare una colonnina di ricarica prima che il loro veicolo si scarichi. 

Semafori intelligenti: si basano su un sistema di sensori sia per rilevare veicoli di passaggio sia per ricevere informazioni preziose, ad esempio sui flussi di traffico, per poi regolare i tempi di conseguenza. 

Sharing mobility: condivisione di un veicolo in gruppo o come noleggio personale.

Smart city: città innovative, efficienti e sostenibili che utilizzano innovazioni tecnologiche legate alle infrastrutture, per rendere migliore la vita dei cittadini. 

Vehicle‐to‐Grid V2G: tecnologia che consente la comunicazione bidirezione tra l’auto elettrica e la rete, in modo che la batteria non possa solo ricaricarsi ma anche cedere energia.

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Come aumentare l’autonomia delle auto elettriche?

“Quanti chilometri riuscirò a fare?” “Se accendo il sistema di climatizzazione, la batteria si scarica troppo velocemente?” “Cosa devo fare per risparmiare energia?”. Queste sono solo alcune delle domande che assillano molte persone che si accingono a guidare un’auto elettrica; quesiti che a volte aumentano a dismisura alimentano la ormai famosa “ansia da autonomia chilometrica”. Niente paura! Abbiamo preparato alcuni consigli utili per aumentare l’autonomia della vostra batteria, evitando sprechi.

Suggerimenti utili

Innanzitutto, il primo consiglio degli esperti per risparmiare batteria è quello di preriscaldare la propria auto durante la carica, in modo che possiate sfruttare l’elettricità della rete per scaldare o raffreddare l’abitacolo prima di mettervi in viaggio, evitando un successivo spreco d’energia.

Altri utili suggerimenti sono:

1. Cercate di caricare sempre la batteria prima che si scarichi del tutto, evitando di scendere sotto il 20% di autonomia.

2. Non lasciate mai per molto tempo il vostro veicolo con un livello di carica basso o nullo, anche quando lo utilizzate poco.

3. Cercate di parcheggiare in luoghi coperti, in modo che la batteria non sia mai esposta a temperature troppo alte o rigide.

4. Guidate in maniera regolare e costante, senza bruschi cambi di velocità.

5. Per una migliore efficienza, attivate il risparmio energetico e verificate sempre la corretta pressione degli pneumatici seguendo le raccomandazioni degli esperti.

6. Pianificate il percorso, verificando anche la presenza di colonnine di ricarica.

I sistemi dell’auto che incidono sull’autonomia

Ma cosa incide in maniera rilevante sull’autonomia dell’auto elettrica? I sistemi di riscaldamento e raffreddamento sono quelli che la condizionano in maniera più importante, facendo diminuire l’autonomia tra 8.3 e 11 km per ora d’utilizzo per un’auto con un consumo medio di 180 wattora per km*: il consiglio, quindi, è quello di sfruttare i sedili riscaldati che riducono molto poco l’autonomia (560 metri per ora d’utilizzo).

Per il resto, c’è poco da preoccuparsi perché se si sommano altri sistemi (come illuminazione, audio, caricabatterie, tergicristalli, freni e sospensioni) incidono solo per pochissimi chilometri.

Ora che siete più tranquilli, quindi, salite sulla vostra auto elettrica e viaggiate sereni all’insegna della sostenibilità!

*Per queste informazioni potete consultare qui

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Il futuro delle batterie elettriche: riciclo e seconda vita

Che fine fanno le batterie quando non sono più utilizzabili per le auto elettriche?“: questa è una delle principali domande che pongono gli scettici, convinti che non sia scalfibile e possa smontare in un solo colpo tutti gli argomenti a favore delle auto elettriche. 

Ma non è così perché, prima ancora di loro, il quesito se lo sono posti esperti del settore, produttori e case automobilistiche che, da anni, stanno lavorando per trovare modi sempre più ecologici per donare una “seconda vita” alle batterie. Pensando anche ad una strada più insidiosa ma comunque tracciata: quella del riciclo delle materie prime.

Standard obbligatori 

Partiamo, però, da un presupposto importante. Secondo una direttiva europea del 2006, i produttori sono responsabili per tutto il ciclo di vita delle batterie e devono seguire standard minimi obbligatori di sostenibilità e sicurezza. Non possono quindi, fregarsene, nemmeno quando le batterie non possono più alimentare le auto elettriche. 

Poi c’è un’altra cosa da sapere: le batterie dopo 8-10 anni di vita mantengono ancora almeno il 75% delle loro capacità. 

La seconda vita per le batterie

Si tratta di una percentuale importante che ha acceso una lampadina nella testa degli esperti: perché non donare loro una seconda vita, ad esempio in grandi sistemi d’accumulo? La strada è percorribile e gli esempi virtuosi non mancano. Solo per citarne uno: all’Amsterdam Arena l’alimentazione è fornita da batterie che per anni hanno alimentato una Nissan Leaf.

Il riciclo delle materie prime

Passando al riciclo delle materie prime, la situazione è più complicata per vari fattori. In primis, le batterie non sono state progettate per essere scomposte ed è quindi difficile smontarle e poi sono anche differenti tra di loro, cosa che rende difficile predisporre standard ufficiali per il riciclo, scoraggiando eventuali investitori.

L’esempio di Volkswagen

Ma è anche vero che le difficoltà devono essere affrontate e, una volta superate, fortificano. E poi c’è sempre qualcuno che, con coraggio, traccia la strada rendendola più percorribile. In questo caso, la protagonista è Volkswagen che lo scorso anno ha inaugurato un impianto pilota a Salzgitter in Germania che ha lo scopo proprio di recuperare le materie prime degli accumulatori. Ne può riciclare 3600 all’anno e punta ad arrivare ad un tasso di riciclo superiore al 90%. 

Le problematiche

Certo, è anche vero che non tutto è rose e fiori: gli esperti, infatti, fanno presente che i costi per il riciclo sono ancora troppo alti, manca uno standard per la produzione delle batterie e servono normative chiare. Tutte problematiche che sta cercando di affrontare l’Unione Europea, ma le norme che si stanno discutendo sono lontane dall’entrata in vigore che avverrebbe non prima del 2026. 

Forse, servirebbe accelerare i tempi, tenendo conto anche del fatto che il mercato delle auto elettriche è sempre più in espansione.

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Infrastrutture di ricarica: situazione e prospettive

Il 31,7% non sceglie un’auto elettrica per la mancanza di colonnine di ricarica e solo il 16,8% crede in una loro rapida diffusione. Questi dati, diffusi da un sondaggio di Repubblica Motori condotto con il portale AutoXY su più di 21.500 italiani, sono sufficienti per inquadrare il fenomeno e giungere ad una conclusione: per far crescere il mercato delle auto elettriche, è essenziale lo sviluppo delle infrastrutture di ricarica.

Finalmente, lo stanno comprendendo anche gli esperti del settore e, da questo punto di vista, c’è anche chi propone innovazioni originali. Qui ne trovate alcune.

Le colonnine di ricarica mobili di Volkswagen

Partiamo da Volkswagen che ha messo a punto una colonnina di ricarica mobile con una batteria da 360 kW, che in soli 17 minuti consente di ricaricare la batteria di 4 auto contemporaneamente e che permette di ricaricare fino ad un totale di 15 veicoli.

Potremmo immaginare questo sistema come un (molto più grande) power bank dello smartphone, il quale è facilmente trasportabile e può essere installato in parcheggi pubblici o in luoghi dove le infrastrutture di ricarica sono carenti.

Tra l’altro, quando la batteria della colonnina mobile si scarica può essere sostituita con un’altra o si può ricaricare dalla rete elettrica ed è un’innovazione utile anche per la “seconda vita” delle batterie: al momento, è in fase di sperimentazione in alcune città tedesche.

I lampioni come punti di ricarica

Poi c’è anche chi, per evitare di costruire nuove infrastrutture, ha dato libero sfogo alla fantasia: la start up “Ubitricity”, per esempio, ha pensato di installare una presa per i lampioni stradali e ne ha già messi a punto 300 in alcuni quartieri londinesi.

Un’idea sostenibile, perché ogni punto di ricarica (potenza: 3,7 kW) sarà alimentato solo con energia rinnovabile, ed economica: il costo è di 1000 euro, rispetto ai 15 mila euro per una classica colonnina di ricarica.

Le centraline come punti di ricarica

L’ingegno non è mancato neanche all’affiliata di Deutsche Telekom “Comfortcharge”, che sta pensando di trasformare in punti di ricarica le sue centraline di distribuzione dislocate nelle città; ognuno di questi impianti, infatti, è dotato di alimentatore e ciascuno potrebbe caricare 2 auto elettriche a 11 kW ciascuna. Per ora l’azienda dichiara che in futuro si potrebbero prendere in considerazione 12 mila infrastrutture di questo tipo in varie città.

La ricarica dinamica

Ultima ma non per importanza, la ricarica dinamica che potrebbe davvero rappresentare una rivoluzione; da questo punto di vista, c’è un progetto pioneristico in Italia, denominato “Arena del futuro”, che prevede una collaborazione innovativa tra prestigiose e differenti realtà.

In pratica, in un “anello dell’asfalto” all’interno dell’autostrada A35 sono state installate delle spire metalliche pochi centimetri sotto l’asfalto per trasmettere l’energia wireless ai veicoli in movimento. Il progetto è già nella fase di sperimentazione sul campo.

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