Lo scorso dicembre è stato ufficialmente presentato dalla presidente della commissione Europea Ursula von der Leyen il testo del Green New Deal, che ha ricevuto il disco verde del parlamento comunitario questo gennaio. Il documento spiega per punti come rendere l’Europa il primo continente neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050; un obbiettivo ambizioso, soprattutto dal punto di vista dei costi di realizzazione. Il piano di sviluppo è infatti destinato a costare moltissimo, si parla di 260 miliardi di euro all’anno soltanto per gli obbiettivi già fissati, senza contare quindi quelli che emergeranno in itinere, che verranno rispettati solo se si troverà il giusto accordo tra economia, modalità produttive e di consumo e il nostro pianeta stesso, come ha anche dichiarato la Von der Leyen a dicembre.

I punti più importanti

La prima linea di interventi del Green New Deal riguarderà la finanza e i privati, con l’introduzione entro la fine del 2020 di nuovi standard europei in ambito di green bond e fondi d’investimento verdi, rendendo più centrale sul mercato il ruolo degli investitori privati. Il testo sottolinea comunque che una parte sostanziale dei finanziamenti del Green Deal dovrà provenire dai bilanci degli stati membri.

Uno dei punti più importanti da tenere a mente per gli anni a venire è quello riguardante l’accelerazione alla transizione verso una mobilità sostenibile. In questo senso sono coinvolte tutte le tipologie di trasporto, che dovranno contribuire alla completa de-carbonizzazione dell’industria e si propongono investimenti per promuovere l’uso del trasporto ferroviario e lo sviluppo di nuove tecnologie ad emissioni zero applicate alla mobilità. Una delle sfide principali a cui far fronte sarà mettere d’accordo tutti, non tanto dal punto di vista dei gruppi parlamentari quanto da quello dei singoli stati. È infatti facile immaginare che il piano incontrerà delle notevoli resistenze da Est, dove l’industria del carbone è ancora molto rilevante in termini di Pil e occupazione, non a caso Ungheria, Repubblica Ceca e Polonia cercano già compensazioni economiche.

L’obbiettivo finale è quello di raggiungere l’inquinamento zero di aria, acqua e suolo, colmando nel processo tutte le lacune normative nella legislazione dell’UE in materia di sostanze chimiche e contribuendo alla rapida sostituzione di sostanze altamente tossiche per gli ecosistemi; protagonisti di un altro punto che ci ricorda come le foreste siano indispensabili per il nostro pianeta e ventila la possibilità di aumentare le azioni contro la deforestazione globale.

Tutto comunque per ora è rimandato ad uno studio preliminare che dovrebbe essere pubblicato non prima del 2022.

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