Derivano dalle materie prime rinnovabili, ma poi vengono classificati in due tipologie e le differenze non sono per niente da sottovalutare. Stiamo parlando dei biocarburanti, che sono importanti da conoscere perché potrebbero rappresentare una valida alternativa ai combustibili fossili, diventando una delle soluzioni per la decarbonizzazione. 

Scopriamo insieme le principali distinzioni.

Le distinzioni

I biocarburanti di prima generazione sono dei combustibili che derivano dalle biomasse e da oli vegetali primari, ossia prodotti agricoli o forestali. Quelli di seconda generazione sono ottenuti da scarti alimentari, agricoli e forestali. 

Vantaggi e svantaggi

Una distinzione importante che fa comprendere quanto quelli primari richiedano estese coltivazioni e un loro utilizzo intensivo potrebbe portare con sé rilevanti svantaggi. In primis la deforestazione, ma anche elevati consumi energici, l’utilizzo di molta acqua e il rischio di dover sottrarre derrate previste per l’alimentazione. 

Certo, è vero che derivano sempre dalle materie prime rinnovabili, ma è altrettanto vero che uno sfruttamento elevato potrebbe compromettere gli equilibri ambientali.

La migliore soluzione, quindi, potrebbe essere rappresentata dai biocarburanti di seconda generazione perché, derivando dai prodotti di scarto non utilizzabili per l’alimentazione. Attivano anche un’economia circolare, oltre a essere sempre dei validi strumenti per la mobilità sostenibile.

I principali biocarburanti

Ma quali sono i principali biocarburanti? Tra i più diffusi in Italia, c’è il biodiesel che deriva dalla lavorazione di oli vegetali (specialmente colza e girasole) o animali. Con prezzi inferiori garantisce delle prestazioni simili al diesel (si percorrono circa il 10% di chilometri in meno).

Il bioetanolo, invece, può essere prodotto da cellulosa e dalla fermentazione di alcune piante, come mais o barbabietole. In Italia, il suo prezzo al litro oscilla tra i 3 e i 4.80, ma solitamente viene miscelato con la benzina (utilizzandone al massimo il 20%), consentendo un risparmio generale pari circa al 30%.

Alcuni dati

Secondo il rapporto “Energia da fonti rinnovabili in Italia” di Gestore Servizi Energetici (Gse), nel 2020 sono stati consumati in Italia 1,5 milioni di tonnellate di biocarburanti. Il consumo ha avuto una crescita esponenziale negli ultimi anni: infatti, il rapporto 2017 evidenziava che in 13 anni l’impiego era cresciuto di oltre il 600%.

Nonostante ciò, però, i passi da fare sono ancora molti. Il settore dei trasporti rimane ancora fortemente dipendente dai combustibili fossili e i costi di produzione sono alti. Ciò nonostante, la strada è tracciata e “l’obiettivo del governo è quello di potenziare l’utilizzo dei biocarburanti”, ha dichiarato a Radio 24 nei mesi scorsi il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani.

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