“Perdi solo quando decidi di arrenderti”. È la frase motivazionale che ha accompagnato Alfredo Gritti, trentunenne di Villa d’Almè durante tutti i 1000 km da Bergamo e Formentera, passando per la Francia, che ha percorso a piedi dal 2 al 24 agosto, con un obiettivo solidale molto nobile: raccogliere fondi a favore della PHB, Polisportiva Bergamasca Onlus, associazione di volontariato che promuove l’attività sportiva per ragazzi e adulti con disabilità fisica e intellettiva nel territorio bergamasco. L’iniziativa si chiama “Corri per chi non può” e, attraverso la piattaforma GoFundMe, ha permesso di raccogliere 6050 euro.
Un viaggio che ha affrontato superando sin da subito una grande difficoltà perché al quindicesimo chilometro si è rotto un piede ma ha deciso di non mollare ed è riuscito a completare la sua impresa solidale.
Noi lo abbiamo intervistato per saperne di più!
1. Quale è stato il suo percorso professionale?
Lo sport ha sempre fatto parte della mia vita. Ho studiato all’università di Scienze Motorie a Brescia, per poi specializzarmi in Massoterapia e, dopo un po’ di anni di lavoro in varie palestre, ho deciso di intraprendere un percorso individuale aprendo il mio studio di preparazione atletica e massoterapia a Ponteranica (in via Strada al Mulino 1).
2. Ha anche viaggiato?
Sì, prima di aprire il mio studio ho vissuto in Australia, Thailandia, Spagna e ho fatto l’Erasmus a Barcellona.
3. Come nasce la sua passione per i cammini?
Dal cammino di Santiago che ho fatto in parte lo scorso anno quando nei miei 13 giorni di ferie ho fatto una maratona al giorno, per un totale di 570 km.
4. Quando ha deciso di fare quest’ultimo viaggio solidale?
L’idea è nata parlando con un ragazzo che alleno, il quale ha il fratello che è volontario della PHB, e ho deciso di organizzare questo viaggio solidale con loro perché volevo far qualcosa per gli altri, mettendo a disposizione la mia passione, il mio tempo, la fatica e le mie competenze e questo mi è subito sembrato un bel modo per farlo.
5. In quanto tempo l’ha organizzato?
Circa 2 settimane, grazie al supporto della PHB e di alcuni sponsor, come il Centro Commerciale Le Due Torri. L’obiettivo è stato “consumare” parte del mio fisico per qualcuno che non può più farlo, dedicare le mie gambe a qualcuno che vorrebbe essere libero di muoversi e, purtroppo, non può più.
6. Dopo pochi chilometri si è rotto il piede. Cosa l’ha spinta a continuare?
In quel momento con me c’era Simone Rossi che è un atleta disabile che mi ha accompagnato in carrozzina per i primi 22 km e mi aveva detto di fermarmi perché avevo già fatto tanto per loro, ma poi ho pensato a quando mi aveva parlato dei dolori che prova a causa della sua patologia e mi sono detto che il mio era un piccolo dolore in rapporto a quello di chi li ha tutti i giorni; così ho voluto resistere, immedesimandomi in loro, per dimostrare che ne vale la pena.
7. Cosa ha portato con lei nel viaggio e quanti chilometri ha fatto ogni giorno?
Avevo uno zaino di 8 kg con lo stretto necessario: torcia, cambio, scarpe, racchette, antivento e integratori. Ho percorso circa 50 km ogni giorno e per l’alloggio decidevo di volta in volta: è anche capitato che mi ospitassero, come alcuni conoscenti della mia famiglia e la federazione canoisti in Francia.
8. Vuole lanciare un messaggio?
Penso che aver rotto il piede mi ha permesso di finire il viaggio perché a volte si parte troppo in fretta e forse non ce l’avrei fatta se avessi esagerato. A volte serve rallentare per godersi meglio il percorso, ma anche per riflettere sulla propria vita e fare tutto meglio.
