Il battery swap sicuramente è più diffuso in Oriente, dove sta riscontrando sempre più successo; ora alcune società stanno cercando di testarlo anche in Europa. 

Questo sistema consente di sostituire in pochi minuti la batteria elettrica quando si scarica e, fino ad oggi, non è ancora decollato nei paesi occidentali. La causa? Gli elevati costi delle infrastrutture e la maggiore difficoltà rispetto alla Cina di attuare uno standard comune per la realizzazione delle batterie. 

Adesso, però, sembra che qualcosa stia cambiando. Approfondiamolo insieme. 

Il consorzio

Per comprendere quanto l’interesse verso il battery swap sia crescente, basta un dato: il consorzio Swappable Batteries Motorcycle Consortium (SBMC), a solo un anno dalla fondazione, conta già 21 membri. Si tratta di un consorzio che è nato proprio per puntare alla diffusione di questo particolare sistema di cambio batteria e stimolare la crescita di moto e scooter elettrici. 

La diffusione in Europa

Una crescita che sta iniziando a coinvolgere anche l’Europa. Tra le aziende che fanno parte di questo consorzio, infatti, compare anche la casa automobilistica Nio, la quale ha recentemente inaugurato la seconda stazione col battery swap in Norvegia e ha dichiarato di voler ampliare la sua presenza anche in altri mercati europei. 

Le prospettive in Italia

Sembrerebbero esserci buone prospettive anche per l’Italia, visto che recentemente ha aderito al consorzio anche il gruppo bolognese FIVE (Fabbrica Italiana Veicoli Elettrici), “stabilimento industriale – si legge sul sito web ufficiale – per la realizzazione di bici e ciclomotori energeticamente autosufficienti, costruiti con prodotti in grado di garantire efficienza e riduzione dei consumi”. Inoltre, crede in questo sistema anche Eni che sta investendo proprio in questa tecnologia. 

Un segnale importante che farebbe pensare ad un probabile futuro investimento sul battery swap anche nel nostro Paese: questo sistema, tra l’altro, potrebbe anche dare una spinta alla diffusione dello sharing elettrico perché consentirebbe di aumentare il numero di corse totali, facendo in modo che il servizio diventi più sostenibile anche dal punto di vista economico. 

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