Il battery swap sulla carta sembrerebbe semplice; vuol dire sostituire la batteria elettrica in pochi minuti quando si scarica, al posto di perdere tempo per ricaricarla; ma poi tutto diventa più complesso nel momento in cui bisogna metterlo in pratica.

Allora, questo sistema ha un futuro? Le opinioni sono discordanti, ma quel che è certo è che fino ad ora non è ancora decollato in Europa e negli Stati Uniti, mentre sta riscontrando decisamente più successo in Cina.

Le difficoltà in Occidente

Per comprendere le difficoltà che ha l’Occidente in merito alla diffusione dello “scambio batteria” (battery swap), basta far riferimento a Tesla, la casa automobilistica di Elon Musk che, quando si parla di innovazione e sperimentazione, è sempre sulla cresta dell’onda. Nel 2015 ha inaugurato il primo supercharger per sostituire le batterie, ma poco dopo ha dovuto dichiarare esplicitamente l’insuccesso di questa tecnologia per lo scarso interesse dei clienti.

Mentre in Italia, tra le aziende che si sono messe in gioco c’è la Picchio Spa, la quale ha pensato ad un sistema di battery swap collegato al car sharing, che permette di cambiare la batteria in due minuti, ma ha dovuto fare i conti con gli elevati costi di realizzazione.

Il successo in Oriente

Passando all’Oriente, invece, in Cina sta andando decisamente meglio. Solo per fare un esempio, la casa automobilistica Nio nel 2018 era già arrivata a installare ben 750 stazioni nel Paese e, proprio recentemente, è stata inaugurata la prima stazione 2.0 che permette di effettuare fino a 312 cambi di accumulatori al giorno, impiegando meno di 5 minuti per ogni sostituzione. 

Quali sono i problemi?

Ma perché queste differenze? Le motivazioni sono molteplici. In primo luogo, i costi per queste infrastrutture sono più elevati rispetto alle classiche colonnine, così come servono importanti investimenti e in Cina lo Stato contribuisce con sussidi; inoltre, sempre in Cina è più facilmente attuabile uno standard comune per la realizzazione delle batterie in modo che siano compatibili per vari marchi, visto che il governo può condizionare notevolmente l’industria, mentre in Occidente è molto difficile imporlo alle aziende.

Un sistema adatto alle microcar

Per questo, in molti pensano che convenga di più rendere le batterie più performanti e la ricarica alle colonnine più efficiente e veloce, mentre il battery swap potrebbe essere sfruttato più facilmente, ad esempio, per le microcar; queste auto, infatti, vengono utilizzate prevalentemente per i servizi di sharing in città e lo “scambio batteria” permetterebbe di aumentare il numero di corse, rendendo il servizio più conveniente.

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