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L’autobus elettrico Iveco E-Way tra i protagonisti dell’Arena del Futuro

L’autobus elettrico Iveco E-Way è uno dei protagonisti dell’Arena del Futuro: progetto pioneristico, unico al mondo, con l’obiettivo di testare sul campo la ricarica elettrica a induzione dinamica, vede la collaborazione di differenti e prestigiose realtà.

Ma in che modo l’autobus Iveco è protagonista? Continuate a leggere l’articolo per scoprirlo!

I veicoli in campo

Questo autobus green di 12 metri, dal dicembre scorso, è stato utilizzato per la sperimentazione della tecnologia sul campo, insieme a una nuova Fiat 500.

Di recente è stato annunciato anche il coinvolgimento di Maserati nel progetto, con una Maserati Grecale Folgore elettrica, che verrà equipaggiata per ulteriori test nell’Arena del Futuro.

Il progetto

Ma cosa prevede questo progetto? La realizzazione avverrà in un’area privata all’interno dell’autostrada A35 Brebemidi. Il manto stradale, grazie alla presenza di spire metalliche sotto l’asfalto, è in grado di ricaricare le batterie delle auto elettriche in modalità wireless.

La pavimentazione stradale utilizzata è più duratura nel tempo, consentendo anche una più facile e rapida manutenzione.

L’equipaggiamento dei mezzi green

L’autobus elettrico Iveco E-Way, le auto elettriche Fiat 500 e Maserati Grecale Folgore, hanno in comune la partecipazione in prima persona al progetto e, per questo, sono equipaggiate con la medesima tecnologia.

Quale? La “Dynamic Wireless Power Transfer” (DWPT)**”, che permette loro di essere compatibili per essere ricaricati a induzione all’interno dell’innovativa “Arena del Futuro”.

I risultati

Questa sperimentazione, avviata negli scorsi mesi con la Fiat 500 e l’Iveco E-Way, è giunta a conclusione recentemente, mostrando come “la tecnologia Dynamic Wireless Power Transfer (DWPT) sia in grado di ricaricare i veicoli elettrici (EV) mentre percorrono corsie stradali dedicate opportunamente attrezzate”, fa sapere Stellantis, una delle realtà coinvolte nel progetto.

Chi sono queste realtà? Al progetto collaborano molteplici soggetti: Autostrada A35 Brebemi‐Aleatica, Abb, Electreon, Fiamm Energy Technology, Iveco, Iveco Bus, Mapei, Pizzarotti, Politecnico di Milano, Prysmian, Stellantis, Tim, Università Roma Tre, Università di Parma, Vigili del Fuoco e Polizia Stradale.

I vantaggi

Un progetto unico al mondo anche per il coinvolgimento di così tanti soggetti eterogenei.

Ma quali vantaggi porta con sé? Lo dice in maniera efficace Anne-Lise Richard, Head of Global e-Mobility Business Unit di Stellantis: “Questi progetti congiunti sono passi in avanti, entusiasmanti nel percorso verso l’allungamento della vita utile della batteria, una minore ansia da autonomia, una maggiore efficienza energetica, una riduzione delle dimensioni delle batterie, prestazioni eccezionali e una riduzione di peso e costi”.

**Si tratta di un sistema adattabile a tutti i veicoli che hanno un “ricevente” per trasferire l’energia dall’infrastruttura stradale alla batteria.

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Città sostenibili: la strada è tracciata ma il percorso è ancora lungo

Per rendere le nostre città sempre più sostenibili è importante un cambiamento della cultura e delle abitudini dei cittadini. Sicuramente per realizzare tutto ciò sono indispensabili le infrastrutture.

Da questo punto di vista, ci dà buone notizie l’ultimo Rapporto del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) “Città in transizione: i capoluoghi italiani verso la sostenibilità ambientale”, il quale analizza le 20 città capoluogo e Bolzano. Vediamo insieme cosa emerge.

Le piste ciclabili e le aree pedonali

Partiamo dalle infrastrutture, perché sono indispensabili, non solo perché supportano questo cambiamento, ma diventano anche un incentivo per avvicinare i cittadini al mondo della mobilità sostenibile.

Ne sono un esempio le città attrezzate di lunghe, curate, collegate e sicure piste ciclabili. Da questo punto di vista, il report fa emergere i risultati più positivi ed evidenti. Nel 2019 le ciclabili sono aumentate in quasi tutti i Comuni analizzati: sul primo gradino del podio si piazza Torino con 166 km di piste ciclabili su 100 km quadrati di superficie, mentre con 100 km sono seconde a pari merito Milano e Bolzano.

Considerando il periodo tra il 2008 e il 2019, nella maggior parte delle città risultano essere in aumento anche le aree pedonali, ma ci sono ancora passi da fare, visto che quasi tutti i comuni (tranne Venezia e Firenze) restano sotto i 100 metri quadri per 100 abitanti.

Le auto ibride ed elettriche

Per città sempre più green bisogna prendere in considerazione anche la presenza di auto ibride ed elettriche. Da questo punto di vista i dati, in alcuni casi, vanno nella giusta direzione: ci sono città con significativi progressi, come Bologna che è passata da circa l’1% del 2015 a oltre il 5% del 2020 e Milano (dall’1% del 2015 al 4% del 2020). Altre città, invece, hanno sempre un segno positivo ma restano ancora sotto l’1% (Catanzaro, Campobasso, Potenza, Palermo e Napoli).

Il trasporto pubblico

Purtroppo, ci sono anche numeri negativi, in particolare dal punto di vista della domanda di trasporto pubblico locale: dal 2011 al 2019 si registrano segni negativi in ben 11 delle città prese in considerazione. Fa eccezione Torino che è in controtendenza, con un aumento del 40%.

Tirando le somme, il bilancio della sostenibilità è ancora in chiaroscuro. Iniziano, tuttavia, a vedersi miglioramenti che hanno tracciato la strada: l’auspicio è che venga percorsa sempre più frequentemente.

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La ricarica peer-to-peer per i veicoli elettrici

Tutti i conducenti di mezzi green hanno un sogno, in particolar modo quelli che accusano di più l’ansia dell’autonomia chilometrica: guidare un’auto elettrica in autostrada, senza più doversi preoccupare di trovare una colonnina di ricarica durante il tragitto. Un sogno che alcuni studiosi hanno provato a far diventare realtà: la ricarica peer-to-peer per i veicoli elettrici, in modo che gli automobilisti possano condividere l’energia delle loro auto elettriche mentre percorrono la stessa strada.

L’idea arriva da uno studio elaborato dai ricercatori dell’Università della Florida: Prabuddha Chakraborty, Robert Parker, Jonathan Cruz, Lili Du, Shuo Wang e Swarup Bhunia, insieme a Tamzidul Hoque, ricercatore dell’Università del Kansas.

Il progetto

Si tratta di un sistema basato sulla condivisione grazie al cloud, che verifica i rispettivi bisogni delle auto, facendo incontrare quelle con necessità opposte: un veicolo che ha energia in eccesso può venderla a un altro mezzo che, invece, è quasi a secco. Il tutto senza doversi fermare, ma semplicemente avvicinando tra loro i due veicoli per fare in modo che entrambi ne traggano vantaggio.

Sempre secondo il progetto, l’auto elettrica dovrà avere due differenti batterie: oltre a quella standard, un’altra a carica rapida da utilizzare per il peer-to-peer.

Tra l’altro, i ricercatori hanno previsto anche la presenza di mobile charging stations (MoCS): camion che trasportano grosse batterie per la ricarica dinamica, anche di più veicoli contemporaneamente. Potrebbero tornare molto utili soprattutto nei tratti di strada più congestionati.

È economico?

Sarebbe sostenibile economicamente un progetto di questo tipo? La risposta di chi ha sviluppato la ricerca è positiva. Non ci sarebbe bisogno di grossi investimenti, solo il software di gestione e una modifica per ospitare due diversi accumulatori.

Una strada tracciata

Una strada, quella intrapresa dai ricercatori statunitensi, che è stata già tracciata da chi ha investito nella ricarica induttiva con le spire sotto il cemento. Per questo sistema servono più investimenti, ma è sicuramente innovativo. Anche nel nostro Paese c’è un progetto di questo tipo, in fase di realizzazione. È davvero all’avanguardia e possiamo andarne orgogliosi: l”Arena del futuro”.

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Ziggy, il robot che raggiunge e ricarica le auto nei parcheggi

“La ricarica che viene da te”. È lo slogan conciso ed efficace che presenta Ziggy, il robot che raggiunge e ricarica le auto nei parcheggi. L’innovativo sistema di ricarica è stato realizzato dall’azienda EV Safe Charge, promettendo di risolvere un problema che assilla i possessori di un’auto elettrica: la scarsità di colonnine di ricarica.

“È una soluzione di ricarica per veicoli elettrici, flessibile ed economica”, così si legge sul sito web ufficiale dell’azienda. Vediamo insieme come funziona nel dettaglio questa innovazione.

La descrizione e il funzionamento

Ziggy è una piattaforma di ricarica mobile, molto utile nei grandi parcheggi dei centri commerciali e degli hotel come supporto alle infrastrutture fisse. Dopo aver prenotato la ricarica attraverso un’applicazione, il robot si sposterà in uno dei posteggi, occupandolo fino all’arrivo dell’automobilista.

La piattaforma di ricarica si sposterà autonomamente, permettendo all’automobilista di parcheggiare, posizionandosi vicino alla presa di ricarica del veicolo; voi dovrete solamente collegare il cavo. Successivamente, tornerà alla sua posizione iniziale, per ricaricare le proprie batterie ed essere pronto per altri veicoli green.

L’innovativo robot, dotato di quattro ruote, trasmissione elettrica, fanali, telecamere e sistemi di sicurezza, presenta anche due grandi schermi: possono essere utilizzati come totem informativi o per annunci pubblicitari.

La disponibilità sul mercato

Ma quando sarà in commercio? Dovrebbe entrare in produzione nel 2023 e, come anticipato, si potrà gestire attraverso app scaricabile sul proprio smartphone. Il curioso robot consentirà una ricarica a corrente alternata (potenza tra i 3 e i 19 kW). EV Safe Charge si sta già dando da fare per riuscire a proporre anche una ricarica più rapida e potente (pari o superiore a 50 kW).

Un rimedio per la carenza di colonnine

“Ziggy è una soluzione flessibile e semplice […] – ha evidenziato Caradoc Ehrenhalt, fondatore e amministratore delegato di EV Safe Charge – per soddisfare le crescenti esigenze di ricarica, […] senza costosi e dispendiosi investimenti in infrastrutture e installazioni”.

È utile anche per rimediare alla carenza di colonnine di ricarica fisse, riducendo o eliminando i costi legati all’installazione. Sul sito web dell’azienda si legge che, entro il 2040, potrebbero essere necessari 500 milioni di caricabatterie a livello globale, rispetto ai meno di sei milioni attuali. Si tratta di quasi 1,6 trilioni di dollari dedicati all’infrastruttura di ricarica dei veicoli elettrici.

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