Le batterie sono il cuore pulsante delle auto elettriche. Un cuore che, grazie alle innovazioni tecnologiche, batte sempre meglio e più a lungo. Ma non in eterno. Così arriva il momento in cui bisogna pensare al loro smaltimento e recupero con procedure ecologiche.

Il tema è da sempre molto discusso ed è proprio per questo che abbiamo deciso di approfondirlo, dando rilevanza anche alle esperienze concrete e sfatando un falso mito. Le batterie non vengono abbandonate o disperse nell’ambiente. La responsabilità ambientale è, infatti, un obbligo assunto dai produttori.

La “seconda vita” delle batterie. Alcuni esempi

Partiamo però dal presupposto che le batterie, dopo circa 8-10 anni, mantengono ancora almeno il 75% delle loro capacità. Quelle non più utilizzabili per i veicoli elettrici possono avere quindi una seconda vita.

Per esempio, all’Amsterdam Arena (stadio dell’Ajax) l’illuminazione è alimentata da batterie che hanno equipaggiato per anni un’auto elettrica, la Nissan Leaf.

Mentre Zero Motorcycles, azienda produttrice di moto elettriche, ha sottoscritto una partnership con la piattaforma europea Reneos per stoccare e movimentare in tutta sicurezza le batterie usurate o danneggiate, ricorrendo alle società locali aderenti.

Un progetto tedesco  – ha spiegato al sito vaielettrico.it Umberto Uccelli, vice presidente e direttore generale area EMEA di Zero Motorcycles – prevede, ad esempio, il riutilizzo delle batterie di auto e moto come accumulatore domestico collegato ai pannelli solari“.

Ma se la strada del riutilizzo è già tracciata, quella del riciclo delle materie prime è più insidiosa, ma comunque percorribile.*

Riciclo delle batterie: i dati

Partiamo dai dati.

Erion Energy, Consorzio del Sistema Erion dedicato ai Rifiuti di Pile e Accumulatori, ha stimato che se nel 2030 si dovessero riciclare tutte le batterie immesse sul mercato fino al 2020, sarebbe necessario attrezzarsi per la raccolta e il trattamento di circa 28.000 tonnellate di rifiuti.

Se pensiamo che nei prossimi anni si prevede che le richieste mondiali di batterie rispetto al 2018 saranno di 14 volte superiori (con il 17% dall’Europa), capiamo bene quanto diventino essenziali soluzioni di approvvigionamento di materie prime sostenibile e riciclo responsabile.

Una grande sfida per i produttori

Una sfida che vede in prima linea i produttori. Secondo una direttiva europea del 2006, sono responsabili per tutto il ciclo di vita delle batterie. Inoltre, devono seguire standard minimi obbligatori di sostenibilità e di sicurezza, privilegiando anche l’utilizzo di materiali riciclati per costruire le nuove celle degli accumulatori. Solo in Europa sono state annunciate 15 Gigafactories per la produzione di accumulatori al litio entro il 2025 per 6 milioni di veicoli.

Erion Energy si sta strutturando per sostenere i propri associati, con l’obiettivo di creare una filiera dedicata al riciclo e recupero di materie prime, come litio e cobalto. 

La sfida non è banale – afferma Danilo Bonato, Direttore Generale di Erion Energy – sia perché una corretta gestione del riciclo e riuso delle batterie necessita di un livello industriale che al momento l’Italia non ha, sia perché l’odierno sistema ha costi elevati, che solo un forte investimento sul fronte tecnologico potrà abbattere“.

Lo stabilimento di Volkswagen Group Components per il riciclo

Ma c’è già chi ha accolto la sfida, decidendo di investire anche sul fronte del riciclo.

A fine gennaio, ad esempio, a Salzgitter in Germania è stato inaugurato il primo stabilimento di Volkswagen Group Components dedicato al riciclaggio delle batterie di auto elettriche (non più utilizzabili per altri scopi). Si tratta di un impianto pilota e l’obiettivo è quello del recupero industrializzato di materie prime come litio, nichel, manganese, cobalto ma anche alluminio, rame e plastica per raggiungere, nel lungo periodo, una percentuale di riciclo di oltre il 90%.

Questo impianto è progettato per riciclare fino a 3600 batterie all’anno (pari a circa 1500 tonnellate) durante la fase pilota; in futuro potrà gestire quantità maggiori. Farà da apripista ad altre strutture di Volkswagen che saranno dedicate al riciclo nei prossimi anni.

Il funzionamento

Questo processo di riciclo (che permette anche di risparmiare CO2) prevede che i sistemi batteria usati vengano consegnati, scaricati completamente e smantellati.

I singoli componenti sono ridotti in granulati nel trituratore e poi asciugati. Oltre all’alluminio, al rame e plastiche, il processo produce anche una preziosa ‘polvere nera’, che contiene importanti materie prime per le batterie come il litio, il nichel, il manganese e il cobalto, nonché la grafite.

Partner specializzati effettuano poi la separazione e l’elaborazione delle singole sostanze mediante processi idrometallurgici (con acqua e agenti chimici).

E in Italia?

Sul fronte del riciclo hanno iniziato a lavorare da alcuni anni molti Paesi. Tra questi c’è anche l’Italia, con un progetto di Cobat (Consorzio nazionale raccolta e riciclo), insieme al Cnr-Iccom (Istituto di Chimica dei Composti OrganoMetallici), i quali hanno brevettato un nuovo processo idrometallurgico che ha dato risultati incoraggianti.


*Il riuso prevede una diagnosi delle celle che possiedono una capacità di carica residua sufficiente e l’assemblaggio in sistemi stazionari di accumulo energetico per immagazzinare, ad esempio, l’energia eolica o solare. Il riciclo, invece, consiste nel recupero della quantità più ampia possibile di metalli.

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