Se fino ad oggi le poche colonnine di ricarica presenti sul nostro percorso potevano disincentivare i lunghi viaggi in autostrada alla guida di un’auto elettrica, il nuovo emendamento alla Legge di Bilancio approvato negli scorsi giorni in commissione Bilancio della Camera potrebbe segnare una vera e propria svolta.

Colonnine di ricarica ogni 50 Km

L’emendamento, infatti, prevede che “tutti i concessionari autostradali devono installare colonnine di ricarica per veicoli elettrici di ultima generazione lungo le tratte di loro competenza almeno ogni 50 chilometri“. Un cambiamento sostanziale, quindi, visto che ad oggi sono davvero pochissime le colonnine presenti nelle aree di sosta delle autostrade italiane (salvo rare eccezioni, come lungo la A22 del Brennero) ed evidentemente questo rappresenta un forte disincentivo all’utilizzo di mezzi green per i lunghi spostamenti.

L’emendamento

Ora, invece, con questo emendamento a favore della mobilità elettrica fortemente voluto dai deputati del Movimento 5 Stelle, percorrere l’autostrada con un mezzo green sarà più semplice. Il testo prevede che entro 60 giorni dall’approvazione della Legge di Bilancio le concessionarie autostradali operanti in Italia dovranno pubblicare le specifiche delle colonnine che intendono installare.

Il termine per l’installazione dei punti di ricarica di potenza elevata (superiore ai 22 kW, ndr) è di 180 giorni – spiegano in una nota i deputati pentastellati Giuseppe Chiazzese, Andrea Giarrizzo, Luca Sut e Giovanni Vianello – e nel caso i concessionari non provvedano, chiunque ne faccia richiesta si può candidare per installarle. In questo caso, il concessionario dovrà pubblicare entro 30 giorni una manifestazione d’interesse volta a selezionare l’operatore sulla base di caratteristiche tecniche e commerciali che valorizzino efficienza, qualità e varietà dei servizi proposti“.

Si evitano i contenziosi

In realtà, l’obbligo di installare le colonnine in autostrada era già stato posto a carico dei concessionari da un decreto legislativo del 2016 e il termine ultimo per adempiere era il 31 dicembre 2020. Ma fino ad ora, appunto, le installazioni effettive sono state davvero poche. “Questo ci ha spinto – precisano i deputati – a correre ai ripari fissando tempi certi e l’obbligo di affidare il compito a terzi in caso di inadempienza. Superiamo una situazione di stallo senza prevedere penali, che avrebbero avuto soltanto l’effetto opposto di allungare i tempi con interminabili contenziosi“.

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