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Alcune curiosità sulle auto elettriche: domande e risposte

curiosità sulle auto elettriche

“La cosa importante è non smettere mai di porre domande. La curiosità ha in sé la propria ragione di esistere”. Abbiamo deciso di introdurre il nostro argomento partendo da una celebre citazione di Albert Einstein che fa ben comprendere quanto in qualsiasi campo i quesiti siano alla base della conoscenza.

Ecco che allora, seguendo proprio questa linea di pensiero, abbiamo deciso di raccogliere alcune delle domande più curiose sul mondo delle auto elettriche, che racchiudono in sé anche i dubbi e le indecisioni di chi si avvicina a questo mondo.

E, visto che negli ultimi anni anche in Italia il mercato delle auto elettriche è in forte espansione, diventa importante rispondere ad alcuni di questi quesiti che si pone soprattutto (ma non solo) chi lo conosce ancora poco*.

1. Si può ricaricare un’auto elettrica quando piove?

, infatti sia il cavo connettore sia la presa in cui viene inserito sono impermeabili. Quindi potete stare sereni: gli unici accorgimenti che bisogna adottare sono gli stessi che si seguono quando si maneggia qualsiasi tipo di materiale elettrico.

2. Cosa succede se viene colpita da un fulmine?

Anche in questo caso state tranquilli: non c’è nessuna differenza con le auto a motore endotermico. La struttura chiusa dell’auto fa in modo che la tensione si generi sulla superficie e venga scaricata sul suolo. Se, invece, il fulmine colpisce l’auto mentre è in carica? La spiacevole esperienza è capitata ad un proprietario di una Tesla, senza danni particolari.

3. È pericoloso portarla in un autolavaggio?

Assolutamente no. Anche in questo caso, non c’è differenza con le auto a combustione: l’elettronica e la batteria, infatti, sono protette dalle infiltrazioni.

4. L’autonomia di un’auto elettrica diminuisce con il freddo?

Sì, è vero. Il freddo, infatti, può diminuire l’autonomia anche del 30% e aumentano anche i tempi di ricarica. In caso di basse temperature, quindi, diventa importante adottare alcune precauzioni (per approfondire: https://guidasostenibile.it/auto-elettriche-con-il-freddo-diminuisce-lautonomia-ecco-qualche-consiglio/)

5. Si possono usare i pannelli solari del tetto per ricaricare l’auto?

Sì, ma bisogna acquistare un accumulatore per immagazzinare l’energia che si produce: proprio per questo, Tesla vende anche i tetti solari e gli accumulatori domestici, i cosiddetti PowerWall.

6. È possibile trainare una roulotte?

In questo caso, molte Case scelgono di non abilitare le proprie auto per il traino. Il motivo è che potrebbero verificarsi problemi ai freni e l’autonomia della batteria diminuirebbe in modo eccessivo.

7. Un’auto elettrica è più pericolosa in caso d’incidente?

No, infatti supera con ottimi risultati gli stessi crash test delle auto con motore a combustione.

8. Si può ripartire a spinta se si scarica la batteria?

Non si può. Si tratta di una manovra che è possibile solo con le auto ibride. Il consiglio, quindi, è di controllare sempre il livello della carica, senza farlo mai scendere sotto il 10%. Nel caso in cui restiate con la batteria scarica, è necessario chiamare l’assistenza tecnica.

*Alcune di queste domande e risposte (e molte altre) sono state raccolte dal sito inglese Driving electric.

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I dirigibili come mezzi sostenibili, alternativi agli aerei

I dirigibili potrebbero diventare un’alternativa agli aerei per il trasporto delle merci? C’è chi sta provando a rispondere a questo quesito concretamente. Parliamo di Sergey Brin, il co-fondatore di Google che alla fine del 2019 si è dimesso da amministratore delegato dell’azienda e ora ha un ruolo ridimensionato.

Gli obiettivi della società LTA Research and Exploration

Brin, infatti, è anche a capo della LTA Research and Exploration, società che si occupa proprio di dirigibili, con l’obiettivo di “sviluppare tecnologie avanzate per aumentare drasticamente le capacità e ridurre il costo dei dirigibili – si legge sul sito internet ufficiale della LTA -, con i quali ci sforziamo di migliorare la fornitura di aiuti umanitari e ridurre le emissioni di carbonio“.

Nella visione dell’azienda c’è un grande sogno. L’idea cioè che “avranno la capacità di integrare, e persino accelerare, la risposta umanitaria ai disastri e gli sforzi di soccorso, specialmente in aree remote che non possono essere facilmente raggiunte in aereo e in nave, a causa delle infrastrutture limitate o distrutte”.

Uno scopo nobile, quindi, che punta sempre più in alto, mirando “a creare una famiglia di aeromobili a emissioni zero che, se utilizzati per la spedizione di merci e lo spostamento di persone, ridurrebbe sostanzialmente l’impronta di carbonio globale dell’aviazione”.

Un progetto sostenibile che guarda anche ai Paesi poveri

Innanzitutto, è vero che questi mezzi hanno un impatto ambientale molto ridotto (con emissioni fino al 90% in meno di quelle degli aerei). E poi, ai tempi del Covid, parlando di luoghi remoti, non si può non pensare alla consegna dei vaccini nei Paesi poveri, dove i problemi di logistica rappresentano uno dei grandi (e purtroppo non unici) ostacoli. Ecco, qui potrebbe entrare in gioco il dirigibile descritto dall’azienda di Brin, visto che sarebbe in grado di arrivare dove gli aerei non riescono.

Le caratteristiche del dirigibile

Al progetto si sta lavorando da anni e, tra l’altro, sembra crederci anche la Nasa, tanto che nel 2017 ha messo a disposizione un hangar per il suo sviluppo.

Ma quali sono le caratteristiche di questo dirigibile?

Questo avveniristico mezzo dovrebbe essere di 200 metri di lunghezza (ben 3 volte un 747) e userebbe l’idrogeno solo come carburante, mentre come gas di sollevamento l’elio (non infiammabile, per imparare dal passato, visto che negli anni 30 il dirigibile Zeppelin, che era lungo quasi 250 metri, usava l’idrogeno per l’ascensione e lo scoppio fu dovuto proprio al gas che prese fuoco).

Il mezzo green, il cui costo secondo alcune stime si aggira tra i 100 e i 150 milioni di dollari. Avrà celle a combustibile da 1,5 megawatt che potrebbero consentire di raggiungere un’autonomia fino a 1600 Km.

Si tratta di un record che ha dell’incredibile, soprattutto se si pensa che il più potente velivolo con celle a combustibile di questo genere è il piccolo aeroplano di ZeroAvio, con un sistema da 0,25 megawatt di potenza.

Non si sa ancora a che punto sia il progetto. Ma forse fra qualche anno potremo vedere un grande dirigibile portare merce e aiuti umanitari, volando “più leggero dell’aria” (non per niente è anche il significato della sigla della società LTA: ‘Lighter Than Air’).

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La terza giornata mondiale della bicicletta: un simbolo della ripartenza

giornata mondiale bicicletta 2021

Tutti insieme, uniti per promuovere la mobilità sostenibile: il 3 giugno è la giornata mondiale della bicicletta, giunta alla sua terza edizione. Un importante appuntamento che quest’anno ha un sapore ancora più dolce, rappresentando anche simbolicamente la ripartenza post covid.

Dal punto di vista degli spostamenti, questa ripartenza sembra prefigurare un futuro prossimo all’insegna della bicicletta. Infatti, il 2020 ha visto un boom di vendite, con un conseguente aumento dei movimenti in sella alle due ruote, anche grazie alla realizzazione in varie città italiane di molte piste ciclabili pop up.

L’obiettivo di questa giornata

L’Onu ha istituito la giornata mondiale della bicicletta nel 2018 su proposta della World Cycling Alliance. L’obiettivo è di focalizzare l’attenzione sull’importanza dell’utilizzo delle due ruote come strumento per facilitare lo sviluppo sostenibile, ma anche per promuovere la salute e l’inclusione sociale.

Una giornata per sensibilizzare più persone possibili su questo tema e spingere i rappresentanti istituzionali a migliorare la sicurezza stradale, integrandola nella pianificazione e progettazione infrastrutturale.

Le varie iniziative organizzate in Italia

Per l’occasione, sono molte le iniziative che sono state organizzate in tutta Italia.

La Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta (Fiab), ad esempio, ha voluto festeggiare questo appuntamento proponendo diversi progetti in molte città italiane, con un’attenzione particolare al “bike to school“.

L’obiettivo è quello di sensibilizzare alunni, studenti e famiglie sull’importanza dell’utilizzo delle due ruote; non solo perché rende le città e le zone vicine alle scuole più sicure e vivibili, ma anche per la salute e la prevenzione.

“La nuova sensibilità sul tema salute, imposta dal covid – ha evidenziato Alessandro Tursi, presidente Fiab – può essere l’occasione per cambiare abitudini sbagliate e dannose per i nostri figli. E sono i medici ad affermarlo prima ancora di Fiab”.

Tutte le iniziative in programma sono pubblicate sul sito andiamoinbici.it.

Alcuni dati

Piccola parentesi sui dati.

Secondo le stime di Confindustria ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori), nel 2020 le vendite di bici tradizionali sono aumentate del 14% rispetto al 2019 (con 1.730.000 pezzi venduti), mentre le e bike hanno registrato un +44% (280 mila pezzi venduti).

Inoltre un documento di Eco-Counter, azienda specializzata nel contare gli spostamenti in bicicletta, ha certificato che in Italia nelle 4 settimane di marzo 2021 si è registrato un aumento del +69% di bici in transito solo dei giorni feriali (rispetto allo stesso periodo del 2019) e del +55% su tutti i giorni della settimana.

Ma, se già prima di questo boom le infrastrutture in Italia erano carenti, ora serve uno sforzo serio e nettamente maggiore per dotare le nostre città di piste ciclabili ben strutturate.

E, anche se sono sicuramente un primo passo, non potranno essere sufficienti le sole piste ciclabili pop up che si stanno tracciando massicciamente nell’ultimo periodo.

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Auto elettriche e neopatentati: il paradosso della norma italiana

Auto elettriche neopatentatI

Sì alle auto elettriche più potenti per i neopatentati, no a quelle termiche meno performanti.

Si tratta di uno scherzo? No, è la macchinosa burocrazia italiana che nel 2011 ha partorito una norma intrisa di paradossi. “Per il primo anno dal rilascio della patente – recita il comma 2 bis dell’articolo 117 del Codice della Strada –  non è consentita la guida di autoveicoli aventi una potenza specifica, riferita alla tara, superiore a 55 kW/t  e una potenza massima superiore a 70 kW (95CV)”.

Una norma anacronistica

Ma qual è l’incongruenza di questa norma? Semplice, è del 2011 e dovrebbe essere aggiornata perché sembra proprio non prendere in considerazione la rapida diffusione delle auto elettriche negli ultimi anni. Questi ultimi mezzi, infatti, sulla carta di circolazione non riportano la potenza di picco (che spesso è elevata), ma quella “massima sui 30 minuti”, come previsto da un regolamento dell’Unione Europea.

E questo valore risulta essere sensibilmente inferiore rispetto a quello massimo, ma è valido per la norma italiana sui neopatentati.

L’indagine di Quattroruote

I paradossi sono stati messi il luce ancora più chiaramente da un’indagine pubblicata nel numero di marzo di Quattroruote, il quale ha confrontato modelli di auto analoghi con propulsore elettrico e termico.

Quello che traspare nitidamente è che le prime, che hanno prestazioni più elevate (soprattutto in termini di ripresa) possono essere guidate dai neopatentati, mentre le seconde assolutamente no.

Gli esempi

Ecco qui gli esempi: la Hyunday Kona Electric 64 kWh brucia o-10 km/h in 7,2 secondi e riprende dai 70 ai 120 km/h in soli 5,8, contro i 10,5 e 17,3 secondi della Kona 1-6 CRDi con il motore a gasolio.

Ma non è finita qui: la Volkswagen ID.3 (i cui tempi sono rispettivamente 7 e 6,5 secondi) presenta un divario ancora più rilevante con la T-Cross 1.0 TSI 96 CV (che si ferma a 11,2 e 21,8 secondi).

Qual è quindi il risultato di questa indagine? Semplice: bisogna cambiare questa paradossale norma il prima possibile.

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