Minor consumo di suolo, terra e acqua, bassa esposizione alle condizioni climatiche, ridotto utilizzo di pesticidi e fertilizzanti, riqualificazione urbana, abbattimento delle emissioni. Sono i principali vantaggi dell’agricoltura verticale che sta iniziando a prendere piede anche nel nostro Paese e, nel prossimo futuro, potrebbe diventare la nuova frontiera dell’agricoltura sostenibile.

Scopriamola insieme!

La definizione

Partiamo dalla domanda principale: cos’è l’agricoltura verticale? Si tratta di un’innovativa forma di coltivazione che sfrutta i piani verticali sovrapposti al posto di quelli orizzontali, utilizzando particolari tecniche ecologiche, tra le quali le principali sono: l’idroponica e l’aeroponica.

La prima permette di coltivare le piante in una particolare soluzione acquosa con sostanze nutritive, mentre la seconda le fa crescere sospese a contatto con l’aria, nebulizzando le radici sempre con sostanze nutritive.

I principali vantaggi

Entrambe sono tecniche che sicuramente consentono un consumo di suolo molto limitato, ma questo è solo uno dei principali vantaggi di questa tecnica di coltivazione che entra a tutti gli effetti nella definizione di agricoltura green.

Ecco qui alcuni dei benefici:

1. L’utilizzo di terra è nullo e quello di acqua è molto oculato.

2. La gestione dello spazio è ottimizzata e il consumo di suolo limitato.

3. Trattandosi di coltivazioni in luoghi chiusi, sono sicuramente meno soggette alle intemperie così come ai cicli stagionali.

4. Il fatto che queste colture si sviluppino al chiuso consente anche di limitare (o addirittura azzerare) la presenza di insetti, riducendo quindi l’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti.

5. Questa tipologia di agricoltura si sviluppa in ambito urbano: in questo modo, è realmente un’agricoltura a chilometro zero e, di conseguenza, si abbattono anche le emissioni di Co2 derivanti dai trasporti, visto che le consegne di frutta, ortaggi o erbe aromatiche (le tre coltivazioni più adatte a questa tipologia di agricoltura) vengono effettuate in posti più vicini al luogo di produzione.

6. Permettono anche una forma di riqualificazione urbana, visto che, anche per diminuire i costi, in alcuni casi per sviluppare questa agricoltura vengono utilizzati capannoni abbandonati o edifici dismessi.

7. Queste particolari tecniche di coltivazioni hanno tempi più rapidi rispetto all’agricoltura tradizionale.

Alcuni svantaggi

Certo, è innegabile che l’agricoltura verticale porti con sé anche alcuni svantaggi: per esempio, utilizzando luci artificiali, solitamente a led, i costi per l’energia elettrica sono elevati e l’ideale sarebbe riuscire ad alimentare queste fattorie verticali con energia rinnovabile.

Inoltre, i costi di investimento sono superiori a quelli dell’agricoltura tradizionale: come riportato in un approfondimento di focus.it, “avviare una serra tradizionale costa circa 300 euro/m2, mentre per una vertical farm avanzata ne occorrono dai 2.000 ai 2.500”, così come sono elevati quelli per l’avanzata tecnologia necessaria.

In ogni caso, si tratta di un’alternativa preziosa all’agricoltura tradizionale, soprattutto alla luce dell’aumento della popolazione mondiale che richiederà un utilizzo più avveduto dei terreni destinati all’agricoltura, ma anche per le coltivazioni in zone con climi estremi e, visto che per ora è ancora una nicchia, nel tempo è probabile che si trovino soluzioni anche per far diminuire i costi generali per questa agricoltura sostenibile all’avanguardia.

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