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5 app per trovare le colonnine di ricarica

5 app di ricarica

La chiamano “ansia dell’autonomia chilometrica“. Colpisce molti automobilisti che decidono di utilizzare la propria auto elettrica solo per brevi tragitti, proprio per evitare la preoccupazione di non riuscire a raggiungere la colonnina di ricarica prima che il loro mezzo si scarichi.

Questo fenomeno è stato fotografato nel 2018 da un sondaggio della rivista Nuova Energia, dal quale è emerso che colpisce quasi 6 italiani su 10.

La tecnologia ci aiuta a sconfiggere le preoccupazioni

Ma allora, come si può sconfiggere questa preoccupazione che potrebbe rappresentare anche un limite all’acquisto di mezzi green?

La risposta è molto semplice: è la tecnologia stessa a venirci in aiuto. Ad oggi, infatti, esistono molte app che ci possono supportare anche quando percorriamo lunghe distanze e non sappiamo se nel nostro percorso siano presenti le colonnine di ricarica.

Qui sotto abbiamo deciso di indicarne cinque, ma la scelta è davvero molto vasta (un elenco viene indicato anche dal sito insideevs.it).

5 app per trovare le stazioni di ricarica

  1. Nextcharge è un’applicazione che permette di trovare le colonnine di ricarica più vicine o vedere quanti chilometri distano. Questa app offre l’accesso a vari operatori differenti. Consente anche di prenotare le colonnine, filtrarle in base al costo, alla potenza o alle modalità d’accesso e pagare in-app con carta di credito o PayPal. È disponibile gratuitamente sia per smartphone Android sia per dispositivi iOS e c’è una versione anche per pc.
  2. PlugShare permette di trovare oltre 300 mila stazioni di ricarica delle reti principali di tutto il mondo. Oltre a filtri e opzioni, ad esempio, per pianificare gli spostamenti, dispone anche di funzioni per monitorare la sessione di ricarica, fotografare il parcheggio in cui sono installate e pagare in-app. Si può scaricare gratuitamente su Play Store o App Store.
  3. Open Charge Map è un’applicazione open source che consente di trovare le stazioni di ricarica praticamente dappertutto, senza alcuna restrizione dovuta agli operatori. Molto completa dal punto di vista delle stazioni di ricarica segnalate (anche da parte degli utenti), non prevede, però, la possibilità di prenotare una stazione o pagare in-app. Per ora è disponibile solo in inglese e si può trovare gratuitamente su Play Store o App Store.
  4. Emobitaly permette di cercare stazioni di ricarica nelle vicinanze; offre anche la possibilità di controllare in tempo reale lo stato di ogni colonnina e varie modalità di pagamento (carta di credito ma anche piano prepagati per gli abbonati alle tariffe Start o Pro).
  5. Evway consente di trovare le colonnine pubbliche in Italia e in Europa che si possono raggiungere con le indicazioni del navigatore, filtrandole in base alle caratteristiche. Una particolarità: segnala anche luoghi di interesse in prossimità delle stazioni di ricarica. È disponibile gratuitamente su Play Store o App Store.

Una piattaforma online per trovare hotel e ristoranti green

Segnaliamo anche EViaggio.it, una piattaforma online gratuita made in Italy, creata dall’ingegnere 35enne Nicola Carlon; permette di trovare hotel e ristoranti che dispongono di punti di ricarica.

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Tecnologia

Enovix: le batterie che si ricaricano all’80% in soli 5 minuti

La batteria della vostra auto elettrica è quasi completamente scarica. Trovate nelle vicinanze una colonnina di ricarica, ma non avete troppo tempo a disposizione per attendere che si carichi a sufficienza. Vi è già successo? Probabilmente sì. Fra poco non dovrete più preoccuparvi, perché c’è un’azienda statunitense, la Enovix, che ha pensato di realizzare delle particolari batterie che si ricaricano all’80% in soli 5 minuti.

Il progetto

Il progetto in questione si chiama ““3D Silicon Lithium-ion Batteries” e prevede la produzione negli Stati Uniti di batterie con particolari celle, che hanno un anodo di silicio attivo al 100%. “Teoricamente – si legge sul sito web ufficiale di Enovix – possono immagazzinare più del doppio del litio rispetto all’anodo di grafite utilizzato oggi in quasi tutte le batterie agli ioni di litio”.

Le caratteristiche delle batterie

Con queste nuove celle di prova, l’azienda statunitense ha fatto sapere che le sue batterie sono in grado di ricaricarsi all’80% in 5.2 minuti, arrivando al 98% in meno di 10 minuti.

Ma non solo sono veloci da ricaricare, risultano essere anche durevoli. Enovix, infatti, ha recentemente annunciato che le sue celle sono riuscite a superare i 1000 cicli, conservando una capacità del 93%, con perdite di prestazioni minime anche a elevate temperature.

Un mix positivo per queste batterie che dovrebbero superare i 10 anni di vita.

Quando saranno disponibili sul mercato

Fino a ora sono in fase di sperimentazione e non è ancora chiaro quando potrebbero entrare in commercio. Tuttavia, i test, puntuali e avanzati, sembrano mostrare speranza per un futuro prossimo in cui le batterie delle auto elettriche saranno più veloci da ricaricare.

Il progetto parallelo di Abb

Una speranza che Abb ha fatto diventare realtà sul fronte delle infrastrutture di ricarica. Lo scorso anno ha lanciato “Terra 360“, caricabatterie modulare che può caricare in contemporanea fino a quattro veicoli con distribuzione dinamica dell’energia.

Una stazione di ricarica che ha una potenza massima di 360 kW, garantendo ben 100 km di autonomia in meno di 3 minuti. Sarebbe in grado di caricare quasi completamente un veicolo elettrico in soli 15 minuti. L’innovativa infrastruttura è disponibile in Europa e negli Stati Uniti dalla fine dello scorso anno.

Due strumenti paralleli che rendono le prospettive sempre più rosee per la ricarica delle auto elettriche. Potrebbero dare uno slancio ancora più importante alle vendite dei mezzi green, avvicinando al settore anche chi è più restio, soprattutto per i problemi collegati alle ricariche.

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Tecnologia

Come aumentare l’autonomia delle auto elettriche?

“Quanti chilometri riuscirò a fare?” “Se accendo il sistema di climatizzazione, la batteria si scarica troppo velocemente?” “Cosa devo fare per risparmiare energia?”. Queste sono solo alcune delle domande che assillano molte persone che si accingono a guidare un’auto elettrica; quesiti che a volte aumentano a dismisura alimentano la ormai famosa “ansia da autonomia chilometrica”. Niente paura! Abbiamo preparato alcuni consigli utili per aumentare l’autonomia della vostra batteria, evitando sprechi.

Suggerimenti utili

Innanzitutto, il primo consiglio degli esperti per risparmiare batteria è quello di preriscaldare la propria auto durante la carica, in modo che possiate sfruttare l’elettricità della rete per scaldare o raffreddare l’abitacolo prima di mettervi in viaggio, evitando un successivo spreco d’energia.

Altri utili suggerimenti sono:

1. Cercate di caricare sempre la batteria prima che si scarichi del tutto, evitando di scendere sotto il 20% di autonomia.

2. Non lasciate mai per molto tempo il vostro veicolo con un livello di carica basso o nullo, anche quando lo utilizzate poco.

3. Cercate di parcheggiare in luoghi coperti, in modo che la batteria non sia mai esposta a temperature troppo alte o rigide.

4. Guidate in maniera regolare e costante, senza bruschi cambi di velocità.

5. Per una migliore efficienza, attivate il risparmio energetico e verificate sempre la corretta pressione degli pneumatici seguendo le raccomandazioni degli esperti.

6. Pianificate il percorso, verificando anche la presenza di colonnine di ricarica.

I sistemi dell’auto che incidono sull’autonomia

Ma cosa incide in maniera rilevante sull’autonomia dell’auto elettrica? I sistemi di riscaldamento e raffreddamento sono quelli che la condizionano in maniera più importante, facendo diminuire l’autonomia tra 8.3 e 11 km per ora d’utilizzo per un’auto con un consumo medio di 180 wattora per km*: il consiglio, quindi, è quello di sfruttare i sedili riscaldati che riducono molto poco l’autonomia (560 metri per ora d’utilizzo).

Per il resto, c’è poco da preoccuparsi perché se si sommano altri sistemi (come illuminazione, audio, caricabatterie, tergicristalli, freni e sospensioni) incidono solo per pochissimi chilometri.

Ora che siete più tranquilli, quindi, salite sulla vostra auto elettrica e viaggiate sereni all’insegna della sostenibilità!

*Per queste informazioni potete consultare qui

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Tecnologia

Il futuro delle batterie elettriche: riciclo e seconda vita

Che fine fanno le batterie quando non sono più utilizzabili per le auto elettriche?“: questa è una delle principali domande che pongono gli scettici, convinti che non sia scalfibile e possa smontare in un solo colpo tutti gli argomenti a favore delle auto elettriche. 

Ma non è così perché, prima ancora di loro, il quesito se lo sono posti esperti del settore, produttori e case automobilistiche che, da anni, stanno lavorando per trovare modi sempre più ecologici per donare una “seconda vita” alle batterie. Pensando anche ad una strada più insidiosa ma comunque tracciata: quella del riciclo delle materie prime.

Standard obbligatori 

Partiamo, però, da un presupposto importante. Secondo una direttiva europea del 2006, i produttori sono responsabili per tutto il ciclo di vita delle batterie e devono seguire standard minimi obbligatori di sostenibilità e sicurezza. Non possono quindi, fregarsene, nemmeno quando le batterie non possono più alimentare le auto elettriche. 

Poi c’è un’altra cosa da sapere: le batterie dopo 8-10 anni di vita mantengono ancora almeno il 75% delle loro capacità. 

La seconda vita per le batterie

Si tratta di una percentuale importante che ha acceso una lampadina nella testa degli esperti: perché non donare loro una seconda vita, ad esempio in grandi sistemi d’accumulo? La strada è percorribile e gli esempi virtuosi non mancano. Solo per citarne uno: all’Amsterdam Arena l’alimentazione è fornita da batterie che per anni hanno alimentato una Nissan Leaf.

Il riciclo delle materie prime

Passando al riciclo delle materie prime, la situazione è più complicata per vari fattori. In primis, le batterie non sono state progettate per essere scomposte ed è quindi difficile smontarle e poi sono anche differenti tra di loro, cosa che rende difficile predisporre standard ufficiali per il riciclo, scoraggiando eventuali investitori.

L’esempio di Volkswagen

Ma è anche vero che le difficoltà devono essere affrontate e, una volta superate, fortificano. E poi c’è sempre qualcuno che, con coraggio, traccia la strada rendendola più percorribile. In questo caso, la protagonista è Volkswagen che lo scorso anno ha inaugurato un impianto pilota a Salzgitter in Germania che ha lo scopo proprio di recuperare le materie prime degli accumulatori. Ne può riciclare 3600 all’anno e punta ad arrivare ad un tasso di riciclo superiore al 90%. 

Le problematiche

Certo, è anche vero che non tutto è rose e fiori: gli esperti, infatti, fanno presente che i costi per il riciclo sono ancora troppo alti, manca uno standard per la produzione delle batterie e servono normative chiare. Tutte problematiche che sta cercando di affrontare l’Unione Europea, ma le norme che si stanno discutendo sono lontane dall’entrata in vigore che avverrebbe non prima del 2026. 

Forse, servirebbe accelerare i tempi, tenendo conto anche del fatto che il mercato delle auto elettriche è sempre più in espansione.

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