“Dopo questa esperienza ho rivalutato molto la bicicletta: è bello godersi il paesaggio, potersi fermare a parlare con le persone e ho imparato a dare più importanza all’ambiente cercando di essere più sostenibile, anche nelle piccole cose”. Marco Togni ha 28 anni, abita nella provincia di Bergamo (a Urgnano) e nel settembre 2022 si è licenziato da un lavoro indeterminato come autista e magazziniere per partire in bicicletta da Bergamo fino alla Thailandia, attraversando molti Paesi e macinando 19 mila chilometri in 462 giorni di viaggio.

È ritornato a Urgnano lo scorso 18 dicembre e noi lo abbiamo intervistato per farci raccontare la sua esperienza.

1. Qual è la motivazione che ti ha spinto a partire?

Nel 2017 ho fatto il cammino di Santiago per 40 giorni senza cellulare, scoprendo il piacere di viaggiare, visitare luoghi e conoscere nuove persone: lì ho capito che mi piace mettermi in gioco in tal senso.

2. Che tipo di bici hai utilizzato e quali Paesi hai attraversato?

Una mountain bike / gravel tradizionale che ho modificato per trasportare varie borse con vestiti, equipaggio da campeggio e kit per le riparazioni.

Il programma iniziale è stato stravolto e il percorso definitivo è stato: Italia, Slovenia, Croazia, Bosnia, Montenegro, Albania, Grecia, Turchia (dove si è fermato 3 mesi perché è arrivato durante il tragico terremoto del febbraio 2023 con più di 50 mila vittime, ndr).

Poi da lì ho preso un volo per Israele e ho continuato in bici attraversando Egitto, Giordania, Arabia Saudita, Emirati e Oman, da dove ho preso un altro volo per l’India che ho attraversato da ovest a est. Poi da Calcutta ho preso un aereo per Kuala Lumpur in Malesia e sono arrivato fino a Bangkok, in Thailandia.

3. Come è stata l’esperienza del terremoto in Turchia?

Sono stati i giorni più difficili della mia vita. Ero lì quando c’è stata la fortissima scossa di terremoto: mi ospitava un locale, ci siamo svegliati durante la notte e siamo subito usciti. Inizialmente non ci siamo accorti della gravità, ma poi lo abbiamo realizzato vedendo tutto distrutto e i poliziotti che cercavano di salvare le persone che urlavano disperate.

4. In generale, invece, come è stata l’esperienza di questo lungo viaggio?

Meglio del previsto, non solo per la bellezza dei luoghi che ho visitato ma anche per la ricchezza umana delle persone che ho incontrato, con le quali ho condiviso sentimenti di libertà e voglia di vivere la vita selvaggia.

Inoltre, tanti abitanti locali mi hanno ospitato, mi hanno donato cibo o hanno condiviso momenti di piacere con me: è stata un’esperienza speciale. Inoltre, questo viaggio mi ha fatto diventare più sostenibile in generale: per esempio, utilizzavo il mio pannello solare per caricare le power bank per ricaricare il cellulare e continuo a farlo tuttora.

5. Quanto è importante per te la bicicletta, anche nella vita quotidiana?

L’ho rivalutata perché è il mezzo perfetto per viaggiare né troppo velocemente né troppo lentamente, in modo sostenibile, con la possibilità di godersi i paesaggi e l’incontro con le persone.

6. Quali sono le differenze fra chi si muove in bici in Italia e all’estero?

In tutto il mondo è complesso muoversi su strade principali: servirebbero più piste ciclabili. Poi ci sono alcuni luoghi bike friendly: per esempio, a Tel Aviv in Israele molto giovani si muovono in bici. Secondo me, servirebbero più investimenti per rendere le città più sostenibili, almeno nei Paesi più sviluppati.

7. Ora cosa hai intenzione di fare?

Penso che scriverò un libro per condividere la mia esperienza, sensibilizzare sulla bellezza del viaggio in sé, abbattere pregiudizi sulle altre culture, sul fatto che il mondo, se si rispettano le varie culture, è un posto meraviglioso e, magari, per ispirare altri viaggiatori. Poi dovrò ricominciare a lavorare e sto pensando ad un’esperienza in Australia, Nuova Zelanda o Canada.

8. Quale messaggio vuoi lanciare?

Utilizzate di più la bicicletta perché vi permette di stare a contatto con l’ambiente e le persone, godendosi non solo l’arrivo ma tutto il viaggio.

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